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  La guerra civile di Veltroni
2 dicembre 1999

Non è una semplice sciocchezza la decisione di Walter Veltroni e di Pietro Folena di querelare Silvio Berlusconi per affermazioni che mezza Italia ripete in ogni angolo di strada dal '92 ad oggi. E non è neppure uno dei tanti atti di tracotante arroganza a cui ci ha abituato il vertice di Botteghe Oscure da qualche anno a questa parte. E' un atto politico attentamente calibrato che indica con estrema chiarezza come il gruppo dirigente dei Ds abbia deciso di puntare alla interruzione anticipata della legislatura ed alle elezioni anticipate. L'iniziativa ha una duplice motivazione. Punta, sulla base dei risultati elettorali delle suppletive, a prendere in contropiede il centro destra costringendolo ad impegnarsi nella battaglia delle politiche ancora in forte ritardo di preparazione. Veltroni e la "giovane guardia" post-comunista si sono convinti che è molto meglio chiudere i conti con l'opposizione nella primavera prossima abbinando le politiche con le amministrative. Ed hanno approfittato del primo pretesto capitato sul terreno preferito del giustizialismo più spicciolo e più becero per iniziare una campagna elettorale che nei loro progetti deve concludersi con l'eliminazione definitiva dell'odiato nemico e dell'intera opposizione. 

Ma nella decisione di puntare alle elezioni anticipate non c'é solo la volontà di colpire Berlusconi non momento più favorevole alla sinistra. C'è anche l'intenzione di risolvere una volta per tutte i conti interni dei Ds liquidando Massimo D'Alema così come è stato a suo tempo liquidato Achille Occhetto e conquistare definitivamente la leadership del partito e dell'intera sinistra. Per avallare questo sospetto non c'è bisogno di sapere che D'Alema non sia stato informato preventivamente della decisione di Veltroni e Folena di dare la spallata finale a Berlusconi ed alla legislatura. Basta calare la questione nelle vicende interne dei Ds, nella prospettiva della verifica di governo di gennaio e del successivo congresso diessino. Ed ecco che appare fin troppo evidente come la querela sia stata compiuta per dare scacco matto al presidente del Consiglio nella battaglia precongressuale dei Ds. Da adesso in poi Massimo D'Alema è ostaggio della componente veltroniana e dell'ala più intransigentemente giustizialista dei Ds. Non può opporsi alla scelta dello scontro frontale all'ultimo sangue con il leader dell'opposizione. E deve accontentarsi di seguire allineato e coperto la testa veltroniana della colonna di fuoco lanciata da Botteghe Oscure nell'ultima battaglia dell'eterna guerra civile italiana. 

In queste condizioni la sua sorte è segnata. Se perde la leadership del partito non può più pretendere di continuare a guidare il governo e la coalizione di centro sinistra. E deve farsi da parte e lasciare ruolo, poltrone e funzioni a Walter Veltroni. La mossa del vertice Ds è quindi fin troppo chiara. Botteghe Oscure conta di vincere una doppia battaglia. Con Berlusconi e con D'Alema. Può essere che ci riesca. ma è bene fin da ora mettere in chiaro che il prezzo di questa operazione consiste nel far ripiombare il paese nel clima della guerra civile. Il che è una tragedia ma anche una speranza. Battere i post-comunisti e ricacciarli all'opposizione è ormai la sola condizione per chiudere il passato e fare dell'Italia un paese normale. Sia pure con cinquantacinque anni di ritardo.