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  Violante e la guerra civile
7 dicembre 1999

Bisogna rispondere positivamente alla proposta del presidente della Camera Luciano Violante di mettere fine alla inutile guerra fredda italiana. Ma nell’accogliere la sollecitazione che viene dall’ex magistrato ed autorevole esponente delle istituzioni repubblicane va pregiudizialmente precisato che la parola “fine” non va posta alla inutile guerra fredda italiana ma alla infinita guerra civile italiana. La differenza tra guerra fredda e guerra civile è di fondamentale importanza. E se si vuole sul serio mettere mano ad un progetto complessivo di conciliazione nazionale seppellendo i rancori del passato ed esorcizzando definitivamente i fantasmi di un secolo ormai agli sgoccioli si deve avere chiara consapevolezza su quale deve essere il punto di partenza. Per Violante si tratta della guerra fredda. Con tutte le sue conseguenze nefaste sia per i comunisti ed i post-comunisti, sia per le forze democratiche del versante moderato. A suo parere il processo di reciproca delegittimazione dei due grandi schieramenti politici attualmente in campo viene dalla divisione del mondo in due blocchi. E solo rimuovendo le incrostazioni provocate da quella divisione attraverso un processo di assoluzione delle diverse ma identiche responsabilità degli uni e degli altri potrebbe essere possibile arrivare ad un paese finalmente pacificato e “normale”. 

Per chi ha elaborato la teoria del “doppio stato” e più di ogni altro ha curato l’applicazione della cosiddetta “via giudiziaria al socialismo”, si tratta sicuramente di un grande passo in avanti di cui non si può non prendere positivamente atto. Ma se Violante vuole sul serio avviare un percorso politico verso la pacificazione nazionale e la reciproca legittimazione deve compiere un ulteriore sforzo. Deve rinunciare alla pretesa di utilizzare il punto di partenza della guerra fredda per mettere sullo stesso piano i contendenti di ieri e di oggi, parificare le responsabilità storiche e politiche e realizzare una pacificazione fondata sulla sacralizzazione della rivoluzione giudiziaria e sulla definitiva condanna delle forze moderate della Prima repubblica e delle loro eredi della seconda. E deve, al contrario, riconoscere che l’anomalia italiana dipende dalla pretesa della sinistra integralista e massimalista di perpetuare all’infinito lo schema della guerra civile criminalizzando come il male assoluto da eliminare chiunque abbia la ventura di trovarsi dalla parte opposta alla loro. 

Non si tratta, ovviamente, di pronunciare un nuovo riconoscimento formale per i “ragazzi di Salò”. La guerra civile guerreggiata è ormai un argomento superato. La questione è di tutt’altra natura. Bisogna riconoscere che dalla fine del conflitto mondiale ad oggi una parte della sinistra ha continuato a comportarsi come se la guerra civile non fosse mai terminata. Ed ha trattato come nemico da delegittimare, criminalizzare ed estirpare chiunque abbia osato opporsi alla sua marcia verso il governo. E’ toccato a De Gasperi ed ai centristi, al primo centro sinistra, all’odiato Caf di Bettino Craxi, Arnaldo Forlani e Giulio Andreotti. Ed ora tocca a Silvio Berlusconi. Senza questa ammissione nessuna pacificazione è possibile. E Violante, che conosce bene il meccanismo della guerra civile strisciante per averlo più volte usato in passato, lo sa fin troppo bene.