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L'attentato alla democrazia 16 dicembre 1999 La maggioranza del Csm ha scelto la strada del giustizialismo più spinto. E nella discussione che ha preceduto l'approvazione del documento di strenua difesa dei magistrati contestati da Silvio Berlusconi e dagli esponenti politici del Polo, ha teorizzato che basti nutrire il semplice sospetto di uso politico della giustizia per compiere un atto antidemocratico che mina la stabilità delle istituzioni e la convivenza civile della società nazionale. Nessuno degli esponenti che hanno espresso a gran forza questa tesi hanno aggiunto che questo sospetto debba essere considerato un reato perseguibile a termini di legge. Ma il loro silenzio su questo punto non ha significato l'esclusione di questa eventualità. Anzi, ha assunto un significato esattamente opposto. E cioè quello di dare per scontato che si tratti di un vero e proprio reato sospettare che dietro la cosiddetta rivoluzione giudiziaria degli anni Novanta o l'accanimento giudiziario contro il leader dell'opposizione moderata ci possa essere non solo l'obbligatorietà dell'azione penale ma anche un quale particolare interesse politico. Non si sa bene quale sia la fattispecie di reato a cui riferirsi. Se attentato agli organi costituzionali o, più semplicemente, calunnia e diffamazione nei confronti dell'onorabilità personale e professionale dei magistrati a cui vengono attribuite motivazioni ed interessi politici. Ma se non é l'uno é l'altro. E comunque , nella interpretazione giustizialista della maggioranza del Csm, si tratterebbe sempre sempre di un atto illecito che mina le basi stesse della democrazia. Chiunque abbia un minimo di buon senso non può non rimanere allibito di fronte a questa singola presa di posizione. Se il sospetto é un peccato che diventa automaticamente un reato non siamo più in uno stato di diritto alle soglie del duemila. Per un verso siamo tornati indietro nella storia di parecchi secoli. Magari alla Controriforma . Per l'altro ci siamo fermati a qualche stato etico della prima metà del novecento. In particolare alla Unione sovietica stalinista o alla Germania nazista . Con l'aggravante che a nutrire il sospetto che la partita politica italiana sia condizionata con chi butta sul tavolo carte giudiziarie viziata dall'interesse politico non é nutrito da qualche politico isolato e preoccupato solo di difendere se stesso ed il proprio patrimonio. Questo sospetto é diventato la preoccupazione primaria e costante di oltre il cinquanta per cento degli italiani. Anzi, a ben guardare, la maggioranza dell'opinione pubblica del paese ha addirittura superato la fase dei sospetti e dei dubbi. Ora é assolutamente certa che la giustizia italiana é malata. E che questa malattia é causata dalla politicizzazione della magistratura e dall'uso strumentale della legge compiuto dai magistrati politicizzati . Il Csm ha naturalmente il diritto ed il dovere di difendere l'autonomia, l'indipendenza e
l'onorabilità dei singoli magistrati e dell'intera categoria. Ma non può continuare ad ignorare il
gigantesco e terrificante fenomeno rappresentato dalla maggioranza degli italiani convinta
che nel nostro paese la legge si applica con il massimo rigore nei confronti dei nemici politici
e si interpreta con la totale elasticità nei confronti degli amici. Insistere nel rifiuto di prendere
atto del sentire comune di gran parte dei cittadini é uno sbaglio gravissimo. Che alimenta la
sfiducia, accentua le preoccupazioni, moltiplica i sospetti e pone una questione di fondo.
Presto o tardi bisognerà pure chiedersi chi attenta alla democrazia nel nostro paese. Se i
timori dei cittadini o gli errori di alcune istituzioni. |