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  Il governo del paradosso
21 dicembre 1999

Nessuno dubita sulla riuscita del D'Alema-bis. Ma tutti si chiedono a che possa servire una riedizione rattoppata e precaria del vecchio governo in un anno che sarà caratterizzato dalla lunghissima campagna elettorale prima per le regionali e poi per le politiche. In teoria il principale beneficiario dell'operazione dovrebbe essere lo stesso D'Alema. Rimanendo a Palazzo Chigi sia pure alla guida di un governo rattoppato potrebbe evitare di arrivare al congresso dei Ds sconfitto e con, la prospettiva di perdere anche la leadership del partito a beneficio di Walter Veltroni. In più, conservando la carica di Presidente del Consiglio fino al termine della legislatura o almeno fino a dopo le elezioni regionali, potrebbe ragionevolmente sperare di eliminare i concorrenti e conquistare la qualifica di candidato premier del centro sinistra alle prossime elezioni. Questo ragionamento non é affatto primo di logica. Ma si scontra con la ragione esattamente contraria che spinge gli altri partner del centro sinistra, in particolare i Democratici dell'Asinello ed i popolari di Pierluigi Castagnetti, a sostenere la
necessità di dare vita alla riedizione ridotta e conbicchierata del vecchio governo. 

Se D'Alema vuole rimanere a Palazzo Chigi per consolidare il suo doppio ruolo di leader dei Ds e di leader della coalizione di maggioranza, democratici e popolari vogliono il D'Alema-bis per l'esatto contrario. Cioè per avere tutto il tempo necessario a cucinare e bollire il Presidente del Consiglio a fuoco lento per creare le condizioni alla sua sostituzione come candidato premier alle prossime elezioni. La situazione può apparire paradossale ma é fin troppo reale. D'Alema vuole resistere per tentare di consolidare la sua supremazia sul partito e sulla maggioranza. I suoi alleati lo vogliono consumare per cercare di scalzarlo dalla posizione di predominio che si é conquistato dopo la defenestrazione di Romano prodi. Entrambi sono convinti che per raggiungere i rispettivi obbiettivi é necessario rinnovare ad ogni costo il governo. Anche a costo di mettere in piedi una brutta copia dei governi balneari di democristiana memoria che avevano il compiuto di assicurare una gestione di piccolo cabotaggio della attività governativa in attesa di un qualunque chiarimento politico. 

Anche i "governicchi" di allora si reggevano spesso su fenomeni paradossali come quello su cui sembra poggiare il prossimo D'Alema-bis. Ma erano il frutto della apparente instabilità di un sistema politico fondato sulla centralità democristiana che in realtà era fin troppo stabile. Adesso, invece, il D'Alema-bis non é il frutto instabile di un sistema solido. E' l'ennesima dimostrazione che la fase di transizione della politica italiana non é affatto terminata. Ed, in quanto tale, é il simbolo stesso della precarietà e dell'avventurismo con cui viene gestito il  governo del paese. A chi servirà , allora, il governicchio dell'"anatra zoppa"? La risposta é semplice. Né a D'Alema, che rischia di finire sulla graticola per un anno interno e poi di perdere sia Palazzo Chigi che Botteghe Oscure. Né ai suoi infidi alleati che a forza di consumare il Presidente del Consiglio finiscono con il consumare l'intero centro sinistra e, conseguentemente, loro stessi. L'unico che ci guadagna, quindi, é il Polo. Con un avversario così malmesso può vincere le regionali e stravincere le politiche. Ad una condizione : che continui a non muovere un dito.