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Il professionista 23 dicembre 1999 Meno male che Massimo D’Alema era un professionista! Chissà cosa avrebbe combinato se fosse stato un semplice dilettante della politica! Non può essere che questo il primo e più istintivo commento di fronte al governo piccolo piccolo messo frettolosamente in piedi dal premier dell’ex centro sinistra. Da Massimo D’Alema, che si picca di essere uno dei migliori professionisti della politica sulla piazza italiana e mondiale, ci si aspettava di più. Magari uno sforzo ulteriore per ricucire lo schieramento del ‘96, un piccolo sforzo di fantasia per convincere i Democratici dell’Asinello ad impegnarsi con maggiore convinzione (una vice presidenza Parisi) nell’esecutivo, una maggiore attenzione all’orgoglio popolare per evitare che dopo la giubilazione di Rosa Russo Jervolino la diaspora del Ppi possa assumere ritmi e dimensioni da esodo biblico. Qualcuno, per la verità, dal “professionista” si aspettava addirittura il colpo d’ala capace di rilanciare contemporaneamente la vecchia maggioranza ed il dialogo con le opposizioni sulle riforme. Invece il presidente del Consiglio ha deluso tutti. Ed ha messo in piedi il governo più precario,sbrindellato e modesto della storia repubblicana di fronte al quale anche i famosi governi “ balneari” della Prima Repubblica diventano degli esempi di incredibile stabilità e compattezza. Di fronte a questa singolare circostanza viene dunque istintivo rilevare come la tanto decantata professionalità di D’Alema si sia dimostrata una autentica bufala. Ma sarebbe sbagliato fermarsi a questa prima impressione. Anche perché il Presidente del Consiglio non sarà di sicuro il miglior “professionista” del pianeta ma non è neppure lo sprovveduto che sembrerebbe emergere dalla nascita del governicchio. C’è una ragione, in sostanza, che giustifica il D’Alema-bis di serie B. E si tratta di un motivo squisitamente politico che riguarda il futuro della legislatura e la sorte personale del Presidente del Consiglio. Questo motivo dipende dalla natura chiaramente a termine del nuovo governo. Il D’Alema-bis è un esecutivo destinato a sopravvivere per un brevissimo periodo. La sua data di scadenza è quella delle elezioni regionali di primavera. Di qui la ragione della decisione di D’Alema di accontentarsi di mettere in piedi un governo a termine pur di restare fino a primavera a Palazzo Chigi. Le regionali, infatti, sono destinate ad assumere l’aspetto di un referendum pro o contro l’attuale maggioranza. In questo modo se la maggioranza riesce a vincere la prova elettorale Massimo D’Alema può affrettarsi a chiudere l’esperienza del “governicchio” giocando la carta delle elezioni anticipate a giugno guidando la coalizione alla battaglia il Polo e candidandosi alla guida del governo per i successivi cinque anni. E lo stesse vale in caso di sconfitta della maggioranza. Una eventuale vittoria del centro
destra alle regionali è destinata a cancellare il governo di serie B ed a spianare la strada alle
elezioni anticipate. Ed anche in questo caso, nella evidente impossibilità degli alleati di
scegliere un altro premier, D’Alema ha la ragionevole certezza di conservare il ruolo di leader
dei resti del centro sinistra per conservare almeno la funzione di guida egemone della futura
opposizione. L’apparente “dilettante”, quindi, è sempre un buon “professionista”. Ed ha
preparato la più classica delle “stangate”. Il buffo, però, è che i candidati ad essere buggerati
non sono gli avversari del centro destra ma gli alleati della maggioranza. |