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  Candido a Palazzo Chigi
30 dicembre 1999

Massimo D'Alema pare convinto che l'Italia governata dalla sinistra sia il migliore dei mondi possibili. Nel nostro paese, secondo il Presidente del Consiglio, tutto va per il meglio. Il governo non é debole, l'economia non é in crisi, la pacificazione non serve, la giustizia non é parziale ed approssimativa e, quel che é più importante, non c'é alcun motivo di particolare preoccupazione per il prossimo futuro. Naturalmente é del tutto legittimo che Massimo D'Alema colga l'occasione della tradizionale conferenza stampa di fine d'anno per vestire i panni del Candido e fare un po' di propaganda a se stesso ed al suo sconclusionato e barcollante governo. Ma nella suo tentativo di verniciare di ottimismo una realtà sempre più caratterizzata da tinte oscure Massimo D'Alema si é fatto prendere la mano. E senza neppure avvedersene ha finito con lo smentire se stesso fornendo una serie di indicazioni talmente forzate da risultare controproducenti. L'esempio più significativo ha riguardato la questione dei terremotati dell'Umbria e delle Marche che a tre anni del sisma sono ancora costretti a vivere nelle baracche. 

Se non fosse stato costretto a dover per forza indorare la pillola agli italiani D'Alema avrebbe sicuramente ammesso che migliaia di persone continuano a vivere in condizioni disastrate a causa dei ritardi e degli errori delle amministrazioni locali e del governo nazionale nella ricostruzione. Invece ha scaricato tutte le colpe sulle autorità locali (dimenticando che sono quasi tutte di sinistra). E si é addirittura avventurato in una temeraria scalata di specchi negando gli effetti devastanti del terremoto sull'intero territorio dell'Umbria e delle Marche e rilevando che ad essere colpite sono stati solo alcune migliaia di persone. Come se tre anni di baracche per migliaia e migliaia di cittadini fosse un fenomeno niente affatto scandaloso ma assolutamente normale. 

A questo esempio specifico il Presidente del Consiglio ha poi aggiunto un esempio più generale che ha cancellato di colpo tutta la sua faticosa ed artificiosa rappresentazione di un paese che non ha bisogno di pacificazione o di amnistia visto che vive nella più assoluta normalità democratica e civile. Nel tentativo di accusare Silvio Berlusconi di tendenza al vittimismo ha ricordato come i consensi elettorali del leader dell'opposizione non siano minimamente intaccati dall'incalzare delle iniziative giudiziarie nei suoi confronti. Ma proprio questa osservazione é stata per il Presidente del Consiglio la classica zappa sui piedi. Chiunque abbia un minimo di buon senso non può non chiedersi la ragione del singolare fenomeno che riguarda Berlusconi . Perché mai l'accanimento giudiziario nei suoi confronti ne aumenta le fortune elettorali? D'Alema ha accuratamente evitato di porsi la domanda e di fornire una qualche risposta. 

Ma la soluzione del dilemma é semplice. Se l'opinione pubblica continua a reagire alle iniziative giudiziarie contro il leader dell'opposizione aumentandone i consensi vuol dire che la stessa opinione pubblica considera ingiusto il comportamento dei magistrati e reputa la situazione della giustizia e della democrazia in Italia del tutto anormale. Come dire che D'Alema si poteva risparmiare di dire sciocchezze. E poteva invece approfittare della conferenza stampa televisiva per riconoscere ( come aveva fatto in passato) che il paese non é affatto normale e che il compito del governo dovrebbe essere solo quello di renderlo tale. Anche con la pacificazione e, se necessario, con l'amnistia.