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L'egemonia dell'"I Care" 14 gennaio 2000 E' del tutto inutile compiere una analisi della relazione con cui Walter Veltroni ha aperto i lavori del primo congresso dei Ds . Il leader diessino ha ripetuto in bella forma ciò che aveva più volte affermato in passato. Ed ha confermato in pieno la propria naturale ed incredibile capacità di tramutare ogni possibile istanza politica della sinistra in semplice acqua fresca. Più interessante, invece, é prendere in considerazione due significative vicende della prima giornata delle assise nazionali dei Ds. La prima é l'assenza delle delegazioni dei partiti del Polo. I leader di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Ccd avevano annunciato che avrebbero disertato il Lingotto di Torino. Ed hanno rispettato in pieno il loro proposito preferendo seguire dalle agenzie e dagli schermi televisivi la kermesse diessina e le celebrazioni veltroniane. La seconda é la conferma della volontà degli amici di Massimo D'Alema di impegnare il congresso a stabilire che non nel corso della legislatura i Ds non appoggeranno un governo diverso da quello attuale ed , in caso di crisi, punteranno senza esitazione,i alle elezioni anticipate. Le due circostanze indicano senza possibilità di equivoco che il congresso diessino segna l'apertura sostanziale della lunga campagna elettorale che, dopo la tappa delle regionali , si concluderà con le politiche di fine legislatura. E stabilisce in maniera altrettanto inequivocabile che Massimo D'Alema non ha alcuna intenzione di confrontarsi con gli alleati della coalizione nella scelta del candidato premier ma rivendica fin da ora per se stesso il ruolo di capo del governo per i prossimi sei anni. L'avvio anticipato della campagna elettorale non stupisce nessuno. Ormai é del tutto evidente che da oggi fino al temine della legislatura la battaglia tra i due Poli sarà senza esclusioni di colpi ed all'insegna del muro contro muro. E' del tutto normale, quindi, che gli esponenti del centro destra abbiano deciso di disertare il Lingotto. Anzi, si tratta di una decisione addirittura salutare che deve spingere le forze attendiste ed incerte a rompere gli equivoci ed ha compiere una netta scelta di campo in vista della grande battaglia finale. Lega, radicali e Trifoglio non possono più aspettare. Dopo il congresso dei Ds debbono stabilire da quale parte collocarsi senza ambiguità di sorta. E, nel farlo, debbono tenere assolutamente in conto il significato della pretesa del congresso diessino di fissare per il paese il principio del " non avrai altro governo all'infuori di quello di D'Alema" . Gli eredi del Pci non solo non hanno alcuna intenzione di sciogliere il loro partito per fondersi nell'utopico ed irrealistico Partito Democratico proposto da Arturo Parisi. Sono anche fermamente decisi a riaffermare, conservare e rinforzare la loro egemonia sullo schieramento del centro sinistra e sull'intero paese. Forti di un misero I'8 per cento, in sostanza, pretendono di governare l'Italia almeno per i prossimi sei anni. In questa luce lo slogan del congresso diventa più comprensibile. "I care" non si significa " mi preoccupo". Significa, può semplicemente, "occupo". |