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  La vittoria di Walter-Pirro
18 gennaio 2000

Walter Veltroni sprizza gioia da tutti i pori per il grande successo mediatico del congresso di Torino. E sottolinea con grande soddisfazione che i Ds hanno ritrovato anima, spirito, prospettiva e la piena compattezza del gruppo dirigente. Ma la sua è la classica vittoria di Pirro. E Massimo D'Alema, che proprio al Lingotto ha confermato di essere di diverso e più alto livello rispetto al segretario diessino ed all'intero stato maggiore di Botteghe Oscure, farebbe bene ad incominciare a preoccuparsi. Oggi tutti riconoscono che i Ds si sono ritrovati, compattati e rilanciati. Ma la conseguenza immediata del successo mediatico diessino è che la coalizione di governo assume sempre più l'aspetto di un sistema tolemaico con l'ex Pci-Pds-Ds al centro ed i partitini della maggioranza costretti a svolgere il ruolo di pianeti privi di qualsiasi luce propria. Il rilancio diessino, infatti, non avviene a discapito delle forze dell'opposizione. Anzi, l'ossessiva offensiva veltroniana contro Silvio Berlusconi sembra fatta paradossalmente apposta per spingere tutti i moderati a fare quadrato attorno al leader del Polo accreditato dallo stesso segretario dei Ds come la sola alternativa reale alla sinistra di potere. 

La mobilitazione del popolo post-comunista avviene sulla pelle degli alleati di governo. Se il congresso del Lingotto dovesse sul serio servire a ridare nuovo spazio e nuova linfa alla Quercia, Democratici, Popolari e Verdi finirebbero fatalmente schiacciati come delle comparse sempre più misere e sempre più inutili. Francesco Cossiga sostiene che dal congresso è scaturita la conferma definitiva che i Ds non rinunciano alla loro vocazione egemonica. E che intendono perseguirla attraverso la strategia della Federazione che ricalca in tutto e per tutto quella del fronte popolare della Terza Internazionale. L'osservazione è più che fondata. I Ds crescono rubando spazio agli Asinelli prodiani, ai popolari di Castagnetti e, soprattutto, a tutte le altre forze dell'area moderata e democratica del centro sinistra. E l'operazione assume i contorni precisi di una sorta di annessione surrettizia che svuota di qualsiasi importanza e significato il compito dei partiti minori della maggioranza di governo. Il fenomeno spiazza in primo luogo Arturo Parisi ed il gruppo dirigente del Ppi, che da adesso in poi sono costretti - pena la cancellazione dalla scena politica - a mettersi di traverso alla strada diessina sfruttando ogni tipo di occasione. Da quella occasionale della proposta sulla legalizzazione della droga a quella di fondo sulla scelta del futuro candidato a premier per la guida del governo nella prossima legislatura. 

Ma i più spiazzati di tutti sono i socialisti di Enrico Boselli. Se i Ds si convertono ai valori del socialismo ma continuano a criminalizzare i socialisti come il caso Craxi dimostra, lo Sdi si trova di fronte ad una scelta obbligata. O segue la strada dei vari Spini, Benvenuto ed Amato e si scioglie nella Quercia, o rompe definitivamente con il centro sinistra egemonizzato da chi li vuole morti e decide che per sopravvivere al nuovo terzinternazionalismo non c'è altra strada che quella imboccata a suo tempo da Saragat e Nenni. Quella della piena autonomia dei nuovi socialisti dai post-comunisti. In ogni caso per Massimo D'Alema si profilano momenti difficili. Anche perché le vittorie di Pirro sono peggiori delle sconfitte. Soprattutto quando vengono ottenute e gestite da amici e compagni come Walter Veltroni.