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L'ombra di Bettino 20 gennaio 2000 L'accordo sulla par condicio tra governo e Rifondazione Comunista conferma che dopo il congresso dei Ds di Torino la coalizione di maggioranza sia ormai tesa a trasformarsi nella riedizione del vecchio fronte popolare. L'occasione della par condicio è contingente. Per garantirsi i voti necessari a varare il provvedimento autoritario e liberticida sulla pubblicità politica televisiva Massimo D'Alema ha bisogno dei consensi parlamentari dei deputati del partito di Fausto Bertinotti. Ma la vicenda non è destinata a rimanere isolata. Come ha giustamente commentato Francesco Cossiga l'intesa tra la sinistra di governo con la sinistra d'opposizione rientra in un disegno strategico più ampio che prevede la creazione di uno schieramento politico incentrato sul ruolo egemonico dei Ds e caratterizzato dalla partecipazione bilanciata dei Democratici dell'Asinello e del Partito della Rifondazione Comunista. In questo modo Massimo D'Alema ha la certezza di poter restare a Palazzo Chigi fino alla conclusione naturale della legislatura. Ma sempre in questo modo si ha la matematica certezza della nascita della riedizione rivenuta e corretta del vecchio frontismo promosso negli anni '30 dalla Terza Internazionale. I due rami eredi del vecchio Pci, cioè i Ds e Rifondazione Comunista, tornano ad incontrarsi in nome della lotta al nemico del centro destra e della loro volontà di mantenere ad ogni costo il potere conquistato. E per coprirsi sul versante moderato uniscono al loro carro i Democratici di Arturo Parisi ed i cespugli centristi di Clemente Mastella. Né più, né meno di come i vecchio comunisti terzinternazionalisti facevano coi i socialisti, i democratici antifascisti, gli anarchici ed i cattolici democratici negli anni '30 ed in quelli successivi. Ma la storia non si ripete al millimetro. Ci vollero molti anni in Italia prima che la formula del frontismo venisse mandata all'aria dalla consapevolezza dei socialisti e dei democratici antifascisti che soggiacere all'egemonia del Pci avrebbe segnato la loro fine politica. Quanto ci vorrà adesso per arrivare allo stesso risultato? Il quesito tira in ballo Francesco Cossiga, Giorgio La Malfa ed Enrico Boselli. I primi due non sembrano avere dubbi in proposito. Consapevoli che la scelta frontista di Massimo D'Alema li trasforma in semplici ed inutili foglie di fico della nuova maggioranza non possono non decidere di rompere gli ultimi legami e partecipare insieme alle altre forze d'opposizione alla formazione di un fronte democratico antifrontista ed antiautoritario. Più difficile la posizione di Enrico Boselli. Il segretario dello Sdi tentenna, barcolla ed ondeggia nel timore di uscire dall'area della sinistra. Boselli, in sostanza, non sembra avere la tempra di Giuseppe Saragat e Pietro Nenni ed il loro coraggio nel rompere con il frontismo egemonizzato dal Pci-Pds-Ds. Da oggi, comunque, su Boselli e sull'intero quadro politico nazionale incomincia a gravare l'ombra di Bettino Craxi. La morte in esilio dell'ex leader socialista rappresenta il simbolo della sorte che i frontisti riservano ai loro avversari. Negli anni '30 questa sorte era provocata fisicamente. Alla fine del secolo attraverso l'uso spregiudicato e strumentale della giustizia politicizzata. A Botteghe Oscure ed a Palazzo Chigi qualcuno può anche pensare che l'improvvisa morte di Craxi risolva un problema al governo della sinistra nato da Tangentopoli. Invece apre definitivamente gli occhi all'intera opinione pubblica del paese sulla reale natura del colpo di stato che si è consumato in Italia negli anni Novanta, ha portato al governo gli eredi del Pci e li spinge a riesumare il frontismo pur di conservare il
potere. Chissà che di fronte a questa drammatica vicenda anche Boselli, così come tutti quei socialisti che si sono accodati al carro dei loro carnefici, non ritrovino un po' di coraggio per non lasciare impunita la morte ingiusta dell'esule di Hammamet.
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