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Craxi come Scipione 21 gennaio 2000 Saranno di stato i funerali di Bettino Craxi. Ma non dello stato italiano, bensì di quello tunisino. Alle esequie dell'ex presidente del Consiglio parteciperanno il Ministro degli Esteri Lamberto Dini ed il sottosegretario Marco Minniti in rappresentanza del Presidente del Consiglio Massimo D'Alema. Ma la loro presenza non costituirà la testimonianza di un ripensamento del governo italiano sul trattamento riservato al leader socialista scomparso. Sarà solo la conferma inequivocabile del livello di vergognosa ipocrisia a cui sono riuscite ad arrivare le forze politiche al potere in Italia. Da vivo, a Bettino Craxi, gli è stata negata la possibilità di curarsi in Italia in quanto latitante e condannato nella sua qualità di unico e solo artefice dell'intero sistema di corruzione svelato dalla rivoluzione giudiziaria di Tangentopoli. Da morto riceve l'offerta di avere funerali di stato come un "padre della Patria" e, di fronte la rifiuto della famiglia, viene omaggiato con una delegazione governativa di massimo livello formata dal responsabile della Farnesina e dal braccio destro di Massimo D'Alema. La ragione di tanta e ridicola ipocrisia è molto semplice. I riconoscimenti formali e le lacrime fasulle debbono servire a seppellire non solo la salma di Craxi ma anche la questione politica che essa rappresenta. La speranza degli ipocriti è che che passati i giorni dell'emozione e del dolore si possa finalmente chiudere ed archiviare definitivamente capitolo del "capro espiatorio" di Tangentopoli. Tutto, naturalmente, all'insegna del chi ha avuto ha avuto e del chi ha dato ha dato e nella assoluta certezza che , comunque, la storia viene scritta sempre e comunque dai vincitori.Diciamola tutta! C'é chi contava e puntava sulla malattia di Craxi e sulla sua sempre più probabile morte. Il tutto nella convinzione che passata l'ondata emozionale e sotterrato l'esule di Hammamet sarebbe stato molto più facile incanalare su alvei più che sicuri la futura commissione parlamentare su Tangentopoli fino a farla approdare ad una addomesticata riscrittura della storia. Naturalmente quella cara a chi insiste nel propalare la favola che negli anni '90 il bene ha sconfitto il male grazie alla rivoluzione giudiziaria e si é finalmente materializzato nel primo governo della sinistra dell'Italia repubblicana. Ma sbaglia chi conta di seppellire con l'ipocrisia il morto per continuare a buggerare i vivi. La vicenda Craxi è destinata ad avere sulla scena politica italiana lo stesso effetto dell'assoluzione di Giulio Andreotti. L'evaporazione delle accuse di mafia all'ex Presidente del Consiglio democristiano ha spinto gran parte dell'opinione pubblica a prendere coscienza che il marchio di mafia dato alla Prima Repubblica era solo una operazione politica tesa a liquidare i partiti democratici del primo cinquantennio repubblicano. Il trauma per la morte di Craxi e per le circostanze amare in cui si é verificata non sono é destinato a rafforzare l'effetto dell'assoluzione di Andreotti ma anche a provocare il chiarimento definitivo nei rapporti politici all'interno del vecchio centro sinistra. D'ora in avanti bisognerà fare i conti con l'ombra di Craxi. E con la sua testarda e disperata richiesta di verità. Non sarà facile pilotare la commissione di Tangentopoli verso
l'approdo sognato dai Ds. Ma, soprattutto, non sarà più possibile per gli uomini ed i partiti che si richiamano al socialismo italiano continuare a trattare, collaborare e sottomettersi ai propri
persecutori. L'ondata di ipocrisia di questi giorni, quindi, é del tutto inutile. Nel pretendere di essere seppellito in Tunisia Bettino Craxi ha voluto comportarsi come Scipione. " Ingrata patria - ha ripetuto- non avrai le mie ossa". E lo ha fatto nella giusta convinzione che le sue ossa, come quelle di Scipione sulla Roma repubblicana, non potrà non pesare sull'Italia della falsa seconda Repubblica. |