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  Una tomba e due sinistre
22 gennaio 2000

In apparenza "l'impedimento" è stato rimosso. Il funerale di Bettino Craxi è stato celebrato nelle forme solenni volute dal governo tunisino e con una grande partecipazione emotiva di gran parte del mondo politico italiano e dell'opinione pubblica italiana. Il caso, dunque, sembra chiuso e risolto. Per la scomparsa del suo protagonista. Con la conseguenza, indicata con molto acume dall'avv. Giannino Guiso, che adesso nessuno si opporrà più alla cosiddetta pacificazione attuata per mezzo di una amnistia che, naturalmente, valga per tutti tranne che per Silvio Berlusconi. Molti, a Palazzo Chigi, a Montecitorio ed a Botteghe Oscure, sono convinti che non appena l'ondata emotiva si sarà esaurita si scoprirà che l'"impedimento" è stato del tutto rimosso. E calcolano che la soluzione del "caso Craxi" per scomparsa del suo protagonista non potrà non portare al consolidamento dell'attuale governo. 

Il ragionamento è fin troppo semplice. In fondo, dopo il Lingotto, i Ds sono diventati tutti socialisti. E con l'uscita di scena di Craxi per cause naturali, non si vede perché quella parte della sinistra (dirigenti ed elettorato) che si è rifiutata di collocarsi all'ombra della Quercia, non debba rientrare nella unica e sola "casa madre" ormai rimasta. Quella di Massimo D'Alema e di Walter Veltroni, non più post-comunista ma convintamente e definitivamente socialista. Il calcolo è chiaro. Ma profondamente sbagliato. E la ragione è che la morte di Craxi non risolve affatto la questione socialista e non spiana per nulla la strada all'unificazione definitiva ed irreversibile di tutta la sinistra. Segna, al contrario in maniera definitiva, irrevocabile e terribilmente tragica che l'unità della sinistra non è mai esistita e non può assolutamente esistere, se non nella forma del fagocitamento e della cancellazione della tradizione del socialismo democratico da parte dei post-comunisti convertiti. 

La scomparsa di Craxi nella terra d'esilio e dopo anni di criminalizzazione feroce da parte dei post-comunisti dimostra senza più possibilità di dubbio che in Italia le sinistre sono due, ognuna alternativa all'altra, divise non da semplici etichette ma da una diversità di fondo del tutto immodificabile provocata dalle loro storie e dalla diversa concezione della libertà e della democrazia. Chi ha dubbi in proposito farebbe bene a riflettere sulle affermazioni di questi giorni di Norberto Bobbio e di Barbara Spinelli. Quando il vate della nuova sinistra diessina riconosce che Craxi aveva ragione nel combattere in nome dei valori del riformismo, ma insiste nel rimproverargli di aver allargato il fossato tra Psi e Pci, riconosce automaticamente che c'è uno spartiacque preciso ed invalicabile tra socialisti e post-comunisti. 

E quando Barbara Spinelli ammette che ai danni dello scomparso leader socialista il Pci ed i suoi eredi Pds e Ds hanno portato avanti con testarda ferocia una campagna d'odio senza pari, ribadisce che il fossato è sempre più largo ed incolmabile. Se al Lingotto non ci fosse stato solo l'ammissione di aver sbagliato ma anche un segno tangibile del pentimento sotto forma di un atto di precisa riabilitazione in vita di Bettino Craxi, la sinistra si sarebbe potuta compattare. Anche nella forma cara a D'Alema e Veltroni del neofrontismo. Ma quell'atto non c'è stato. Oggi i Ds tentato una goffa ed ipocrita riabilitazione in morte del loro odiato rivale. Ma non serve. Nalla tomba Craxi si è portato il mito dell'unità della sinistra e la speranza dei Ds di poterla realizzare egemonizzando i socialisti riformisti. E' solo questione di tempo. Ma presto o tardi questo errore spingerà i socialisti a rompere gli ultimi indugi ed a lasciare sola la sinistra post-comunista dei falsi convertiti.