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Se lo Sdi non decide, lo faranno gli elettori 25 gennaio 2000 Da Forza Italia fino ad Ds. In nome di una formula di centro sinistra che viene evidentemente considerata eterna ed immutabile. Anche a dispetto della storia che va comunque avanti come dimostra la scomparsa di quei partiti che negli anni '60 diedero vita alla coalizione di governo tra le forze del centro ed una parte di quelle della sinistra. L'idea é di Ugo Intini. Ed é solo lo spunto generale attorno a cui l'attuale vice presidente dello Sdi ed ex portavoce di Bettino Craxi costruisce un suo particolare e dettagliato scenario politico futuro. Intini non si limita a delineare il nuovo centro sinistra che dovrebbe andare da Silvio Berlusconi a Massimo D'Alema. Chiarisce chi dovrebbe partecipare a questa costruzione e chi ne dovrebbe stare fuori. E stabilisce che gli esclusi debbono essere non solo la destra rappresentata da Alleanza Nazionale ma anche il Democratico dell'Asinello Antonio Di Pietro. Il tutto in nome di della ovvia e duplice considerazione che i socialisti non possono avere come alleata né gli ex fascisti, né un ex magistrato simbolo dell'inchiesta "Mani Pulite" e tra gli artefici della rovina del Psi. Lo scenario di Intini costituisce la riprova evidente dello stato di forte confusione psicologica e politica in cui i dirigenti dello Sdi sono caduti dopo la scomparsa di Bettino Craxi. La pressione dei lori militanti di base li spingerebbe verso una immediata adesione alla proposta di un fronte antidiessino lanciata da Silvio Berlusconi. La stragrande maggioranza dell'elettorato socialista ormai considera i dirigenti dei Ds i loro principali persecutori. Molto più dei magistrati del Pool di Milano e dello stesso Di Pietro. Al tempo stesso il mito dell'unità della sinistra, la convenienza a far parte dell'attuale maggioranza di governo e la sindrome di Stoccolma che da sempre pervade parte dei quadri dirigenti socialisti italiani nei confronti del comunisti e dei loro eredi, li obbliga a restare fedeli all'alleanza con D'Alema. Di qui la pretesa di non rompere con nessuno e di mantenere buoni rapporti con tutti mettendo insieme il diavolo e l'acqua santa. In una prospettiva che viene formalmente definita di centro sinistra ma che se se venisse effettivamente realizzata avrebbe tutte le caratteristiche di un compromesso storico riveduto e corretto in peggio. Non é difficile smontare la bizzarra costruzione dei dirigenti dello Sdi. Basta rilevare, sulla base dell'umore prevalente della loro base, che come Di Pietro anche i giustizialisti della sinistra diessina non dovrebbero far parte dell'ipotetico schieramento aperto da Berlusconi e chiuso da D'Alema. Ma contestare una ipotesi astratta è del tutto inutile. Molto meglio rilevare che il disegno di Intini indica in maniera inequivocabile la grande difficoltà in cui si trova lo Sdi dopo la morte di Craxi, l'appello di Berlusconi raccolto da Francesco Cossiga e la replica di D'Alema, dei popolari e dei Verdi.Il rischio dello Sdi non è solo di fare la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro e di lacerarsi in mille schegge impazzite. E' soprattutto quello di perdere qualsiasi contatto con la propria base e con la realtà. Boselli ed Intini, in altri termini, corrono il pericolo di rimanere rispettivamente presidente e vicepresidente solo di loro stessi. Mentre si affannano ad elaborare programmi impossibili per non compiere una scelta ormai diventata inevitabile e decisiva,gli elettori socialisti scelgono per fatti propri. E non dovendo difendere né la sopravvivenza politica né qualche posto di sottogoverno ma solo la loro dignità ed in loro onore, vanno dove li porta il cuore.
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