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  Il boomerang di D'Alema e le paure della sinistra
3 febbraio 2000

Massimo D'Alema ha la memoria corta. Oggi si accorge che Umberto Bossi é un secessionista ed un pericoloso imitatore del liberalnazionale austriaco Haider. Ma dimentica il tempo in cui considerava il leader leghista come una costola della sinistra . E lo reputava talmente democratico, progressista ed antifascista da stipulare con lui il famoso ma ormai rimosso e dimenticato "patto della sardina". Ma se il Presidente del Consiglio soffre di amnesie, l'opinione pubblica italiana é del tutto sana. E si rende perfettamente conto che il guaio di D'Alema non é il difetto di memoria ma l'eccesso di spregiudicatezza. Bossi era perfetto quando serviva a provocare il " ribaltone" con la caduta del governo di centro destra di Silvio Berlusconi e la nascita del governo di Lamberto Dini ispirato e diretto dall'allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e sostenuto dalle sinistre sconfitte alle elezioni. 

Ed andava ancora meglio quando, fino all'inizio dell'autunno dello scorso anno, sembrava disposto a chiudere l'alleanza elettorale con il centro sinistra per battere il Polo dell'eterno nemico Berlusconi. Viceversa, diventa improvvisamente un portatore malato del virus razzista e filonazista nel momento in cui cambia linea politica. E, pur di non morire post-comunista , decide di stipulare con il centro destra una alleanza per impedire alle sinistre di conquistare le regioni settentrionali alle prossime elezioni amministrative. Il contorsionismo tattico di D'Alema é talmente smaccato e stridente da rendere addirittura scontata la reazione dell'opinione pubblica del paese. Gli italiani non sono dei gonzi. ormai annusano l'imbroglio e la strumentalizzazione meglio di qualsiasi analista politico. Per cui, al di là delle opinioni di certi sondaggisti che troppo spesso adattano le cifre agli interessi del governo, é facile come rilevare come l'offensiva condotta contro il Polo attraverso il presunto punto debole rappresentato da Bossi sia destinata a fallire miseramente. 

E c'é di più. Poiché questa offensiva ha preso a pretesto la vicenda Haider per trasformarsi una vera e propria campagna di criminalizzazione non solo della Lega ma An,che del Polo, c'é la fondata speranza che si possa trasformare in un vero e proprio boomerang ai danni di chi la scatenata. Anche su questo terreno, infatti, gli italiani ormai sono fin troppo smaliziati. Capiscono perfettamente che paragonare Bossi al liberalnazionalista austriaco é un azzardo. E sanno ancora meglio che avvicinare Haider a Berlusconi o allo stesso Gianfranco Fini é addirittura una follia. Di qui la consapevolezza che dietro le conseguenze italiane del caso Haider non c'é altro che la strumentalizzazione politica di una sinistra che incomincia a capire che la sua permanenza al potere ha ormai i giorni contati.Nel centro sinistra, in sostanza, cresce la paura di perdere le elezioni e tornare all'opposizione. Di qui una serie di comportamenti esagitati ed eccessivi che sembrano fatti apposta per istillare definitivamente negli italiani una sola certezza. Quella che bisogna temere di chi vuole rimanere abbarbicato alla poltrona ad ogni costo . L'eccesso di attaccamento al potere suscita vocazioni autoritari. Come dimostra la vicenda della par condicio. Per cui é meglio mandarli a casa!