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Cinque "sì" e due "no", senza ipocrisie ideologiche 4 febbraio 2000 Cinque si e due no. Questa è la linea che "L'opinione delle libertà" intende seguire nella prossima campagna elettorale. Senza infingimenti e senza ipocrisie. Nella convinzione che i quesiti referendari non debbano essere affrontati in chiave ideologica o di principio ma solo sulla base delle esigenze politiche legate alle effettive necessità del paese. E nella conseguente considerazione che proprio queste necessità impongono di compiere delle scelte nette e chiare con cui contribuire al processo di cambiamento e di modernizzazione del sistema politico ed economico nazionale. I cinque "si" riguardano in primo luogo i due quesiti sociali risparmiati dalla falcidia generale compiuta dalla Corte Costituzionale. E' evidente che se la raffica di bocciature non ci fosse stata, il pacchetto di referendum "sociali" avrebbe avuto una portata ed un effetto addirittura rivoluzionari. Il quadro dei rapporti del mondo del lavoro è da tempo drammaticamente cristallizzato su di un modello in cui la facciata della "consociazione" nasconde sempre i meccanismi di un veterocorporativismo superato dai tempi. Ed un grande trauma referendario avrebbe potuto mandare all'aria il vecchio creando le condizioni per avviare il nuovo. Ma anche i due quesiti rimasti possono svolgere una utile ed importante azione di benefica destabilizzazione. Nessuno pretende che una valanga di "si" spazzi via i sindacati o spiani la strada ai licenziamenti in massa. Ma è chiaro che in caso di abrogazione delle leggi in questione le organizzazioni sindacali saranno costrette a trasformarsi ed a prendere atto delle mutate condizioni del lavoro. E questo non potrà non aiutare il paese a compiere qualche positivo passo in avanti. Lo stesso vale per i tre quesiti che riguardano l'ordinamento giudiziario. Nessuno si illude che l'abolizione del metodo proporzionale per l'elezione del Csm elimini la piaga della politicizzazione. Così come è facile prevedere che alcuni gruppi di potere inseriti nel sistema giudiziario farebbero fuoco e fiamme per bloccare la separazione delle carriere e l'abolizione degli incarichi extragiudiziari. Ma, una volta approvati, i tre quesiti possono dare una robusta spallata a quegli egoismi e privilegi corporativi che contribuiscono ad alimentare la sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia italiana. Con la stessa chiarezza, infine, bisogna preannunciare due "no" decisi all’abrogazione dei rimborsi elettorali e della quota proporzionale nel sistema elettorale. Bando, infatti, alle ipocrisie! L'esperienza di Tangentopoli e quella del maggioritario sporco insegnano che erano delle autentiche follie immaginare di moralizzare la politica negando i costi della politica ed attribuendo un potere miracolistico al meccanismo maggioritario. All'inizio degli anni '90 si pensava che senza il finanziamento pubblico e senza la proporzionale sarebbe stato possibile abolire sia la corruzione, sia i partiti. Ma la corruzione è sempre presente. Ed i partiti, proprio grazie al sistema maggioritario, sono addirittura aumentati.Se sbagliare è umano e perseverare è diabolico, quindi, è necessario cambiare rotta. E farlo al più presto. Anche perché c'è una ulteriore e decisa ragione che spinge a rispondere "no" ai due quesiti in questione. Abolendo i rimborsi elettorali si aiuta la sinistra che gestisce il governo e ne gode gli incredibili vantaggi. Puntando al maggioritario puro si consente ai Ds di perpetuare all'infinito la sua egemonia sulla sinistra e sulla maggioranza di governo del paese.Per questo gli anti-regime non possono non votare cinque "si" e due "no".
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