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La strada della rivoluzione liberale 8 febbraio 2000 E' tempo di grandi manovre. In vista delle elezioni regionali e delle future politiche. Le forze in campo incominciano lentamente a prendere posizione lasciando già da adesso intravedere quali potranno essere i nuovi schieramenti dell'area di governo e di quella d'opposizione. La maggioranza marcia ormai speditamente verso il recupero della vecchia desistenza con Rifondazione Comunista e la creazione di nuovi rapporti di forza all'interno del centro sinistra fondati sull'egemonia dei Ds su Democratici, popolari e rimasugli centristi e boselliani. Il centro destra, a sua volta, appare indirizzato verso la realizzazione non solo dell'accordo con la Lega ma anche di una serie di alleanze programmatiche con il Cdu, con il Trifoglio di Francesco Cossiga, Giorgio La Malfa ed i socialisti di Gianni De Michelis e Bobo Craxi e Claudio Martelli. Nessuno può ancora prevedere con certezza quale aspetto assumeranno questi due schieramenti. Se a sinistra passerà l'idea del simbolo unico o se il centro destra sfrutterà il meccanismo della desistenza felicemente utilizzato dai propri in occasione delle elezioni del '96. Di sicuro c'è che, nella quasi assoluta certezza di conservazione dell'attuale sistema elettorale, tutto lascia credere che dopo qualche esperimento in occasione delle elezioni regionali questo sarà l'aspetto del bipolarismo italiano alle politiche del 2001.Nel quadro manca però un tassello. Ed è quello che riguarda i radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino. Quale sarà la loro collocazione finale? Con l'opposizione, con la maggioranza o, sempre che nel frattempo l'esito del loro referendum sulla quota proporzionale non li costringa ad una scelta obbligata, da soli ? Alle regionali la scelta è già stata presa. I radicali presentano liste autonome in ogni regione. Ed in Piemonte, in Veneto ed in Campania, con le candidature di Emma Bonino e Marco Pannella, rischiano di essere decisivi nel far perdere i candidati del centro destra. Soli, dunque. Nella piena consapevolezza che questa autonomia e questa solitudine hanno un doppio effetto. Salvano i principi e la coscienza dei militanti che rimproverano a Silvio Berlusconi di preferire Bossi e Buttiglione alla rivoluzione liberale ma assicurano la vittoria a quelle forze della sinistra autoritaria e post-comunista che della lotta alla rivoluzione liberale fanno la loro unica ragione di vita. La contraddizione è netta. Chi si batte per il maggioritario puro non può scegliere la strada del terzaforzismo. E chi invoca la liberalizzazione della società italiana non può favorire chi la impastoia e la irreggimenta. Soprattutto tenendo presente che chi vince le regionali può vincere più facilmente le politiche. E che se per caso il vincitore dovesse essere la sinistra avrebbe la possibilità di consolidare un regime destinato a durare non per una ma per molte legislature di seguito. Alla faccia della democrazia dell'alternanza ed in, nome di una nuova e più preoccupante forma della democrazia bloccata.
Di qui la necessità che i radicali escano dalla loro contraddizione. E decidano di compiere un sacrificio rinviando l'avvio della grande manovra strategica della rivoluzione liberale a dopo la vittoria tattica alle elezioni regionali e politiche. Il ragionamento da seguire é talmente semplice da apparire addirittura lapalissiano. E meglio battersi per la conquista dell'egemonia all'interno di una schieramento uscito vincitore alle elezioni piuttosto che salvare i principi e condannare il paese all'autoritarismo del neofascismo di sinistra. Marco Pannella ed Emma Bonino ci pensino attentamente. Se vogliono la rivoluzione liberale la loro strada è obbligata!
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