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  Se il terrore di perdere il potere fa perdere la testa
9 febbraio 2000

Non è solo una pagliacciata la vicenda del dibattito parlamentare chiesto ed ottenuto dalla maggioranza di governo per censurare le critiche di Silvio Berlusconi alla par condicio. E' il segno esatto e concreto che un gravissimo pericolo grava sulle istituzioni repubblicane. Quello rappresentato dalla pretesa della maggioranza di stabilire a proprio piacimento la legittimità o meno non dei comportamenti ma delle opinioni dell'opposizione. La levata di scudi dei rappresentanti del centro sinistra contro Berlusconi non ha riguardato, infatti, gli atti concreti del leader del Polo. Nessuno di coloro che si è stracciato le vesti in segno di sdegno e di condanna per l'intervista radiofonica del Cavaliere ha tirato in ballo un qualsiasi comportamento eversivo od antidemocratico del capo dell'opposizione. 

A Berlusconi non è stata contestata una qualche minaccia, né fisica, né materiale, alle istituzioni repubblicane. Il leader del Polo non è stato aggredito ed immediatamente criminalizzato per aver organizzato bande armate o per aver preparato un qualche incendio di Montecitorio od una qualche nuova marcia su Roma. Si è limitato ad esprimere una opinione. Che sarà pure cruda, eccessiva, paradossale e contestabile. Ma rimane sempre e soltanto una opinione. Su sollecitazione del gruppo egemone dei Ds, quindi, la maggioranza di centro sinistra ha preteso di censurare una opinione. E lo ha fatto con una violenza verbale ed una protervia intellettuale che hanno per l'ennesima volta messo in luce il carattere illiberale, autoritario e profondamente antidemocratico degli eredi del vecchio Pci e dei loro "utili idioti". 

Questa maggioranza di sinistra non riesce ad accettare la regola della democrazia secondo cui la maggioranza governa sotto il controllo dell'opposizione. Vorrebbe che l'opposizione non ci fosse. O, se proprio ci deve essere per salvare le forme fissate dalla Costituzione, pretende che sia imbavagliata o che dica solo ciò che fa comodo alla maggioranza. Ma in democrazia le opinioni sono e debbono essere libere. Anche quelle che non si condividono. Ed, anzi, ad essere consentite ed autorizzate debbono essere proprio quelle che non si condividono. Certo, a Walter Veltroni, Gavino Angius e Fabio Mussi queste ovvietà suonano strane. Abituati da bambini al centralismo democratico vorrebbero che da quando i Ds sono andati al governo si accettasse il principio che le uniche opinioni legittime sono quelle provenienti da Botteghe Oscure, Palazzo Chigi e dintorni.

Ma né questo principio, né l'assurda pretesa di poter giudicare la legittimità delle opinioni altrui possono essere accettate. Anzi, su questo punto è bene essere chiari. In questo paese è già stato compiuto un colpo di stato mediatico-giudiziario con cui la sinistra ha liquidato i suoi avversari della prima repubblica ed è riuscita a conquistare le leve del potere. Nessuno si illuda che al golpe del '92 possa seguire un nuovo colpo di stato questa volta diretto a liquidare la legittima e democratica opposizione. Il doppio golpe nel giro di meno di dieci anni non potrebbe rimanere privo di conseguenze. Il cinquanta per cento dell'opinione pubblica del paese, ed oltre, non sarebbe disposto a subirlo passivamente. Di fronte a questo pericolo il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi deve affrettarsi ad intervenire per impedire che la sinistra, pur di conservare il potere ad ogni costo, infili il paese nel vecchio tunnel della guerra civile strisciante.