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  Le minacce di D'Alema
10 febbraio 2000

Sarebbe interessante capire a quali forze politiche del centro destra il Presidente del Consiglio Massimo D'Alema ha alluso quando ha sostenuto che se tali forze fossero al governo l'Italia si allontanerebbe dall'Europa. Se si riferisce a Forza Italia prende una cantonata clamorosa visto che il principale partito dell'opposizione democratica italiana fa parte a pieno titolo del Partito Popolare Europeo ed ha fornito un contributo addirittura determinante per l'elezione di Romano Prodi alla presidenza della Commissione Europea. Se poi si riferisce ad Alleanza Nazionale compie un errore altrettanto clamoroso visto che il partito di Gianfranco Fini figura nel Parlamento Europeo nel gruppo parlamentare dei gollisti e tiene a debita distanza le forze dell'estrema destra di marca lepenista.

Con chi ce l'ha, allora, il nostro Presidente del Consiglio? Escludendo che il suo bersaglio possa essere il Ccd di Pierferdinando Casini per l'ovvia considerazione che in fatto di europeismo nessuno può contestare alcunché ai post-democristiani, la risposta è fin troppo semplice. D'Alema ha parlato genericamente perché non poteva fare altrimenti. Non esiste alcuna forza politica all'interno del Polo che una volta al governo trascinerebbe l'Italia fuori della comunità europea. E la sua sua esternazione è solo l'ennesimo episodio della guerra totale scatenata dai Ds e dal centro sinistra contro l'opposizione. Le elezioni si avvicinano. A Palazzo Chigi ed a Botteghe Oscure cresce il terrore di una sconfitta che aprirebbe la strada ad una sicura batosta di fine legislatura. E sale di conseguenza il terrorismo parolaio di chi vuole rimanere al potere ad ogni costo. 

Ma quelle di D'Alema non sono semplici sciocchezze. Nelle sue parole c'è una minaccia implicita su cui è bene fare immediata chiarezza. Quella delle conseguenze di una eventuale vittoria elettorale del centro destra alle regionali e, successivamente, alle politiche. Come reagirebbero i Ds ed il centro sinistra ad un eventuale responso negativo delle urne? Siamo certi che si comporterebbe come il Polo all'indomani della sconfitta del '96? Oppure dobbiamo mettere in conto che, come avvenne nel '94 e come è avvenuto a Vienna la sconfitta elettorale, spingerebbe la sinistra ed il suo mondo sindacale e culturale a scendere in piazza ed a contestare la vittoria degli avversari in nome di chissà quale valore vilipeso e nel segno della pura e semplice violenza? La questione è di fondamentale importanza. Ed è bene chiarirla fin da adesso. La sinistra conta di rimanere al potere non solo delegittimando e criminalizzando l'opposizione ma anche minacciando il riscorso alla piazza e la fine della pace sociale in caso di sconfitta elettorale. 

Di fronte a questo gravissimo pericolo non si può reagire, come fino ad ora hanno fatto alcuni poteri forti del paese, piegandosi al ricatto ed accettando il principio che solo la sinistra è pienamente legittimata a governare il paese. Bisogna, al contrario, denunciare con la massima energia la pretesa di post-comunisti al potere di bloccare la democrazia con il ricorso alla violenza. E, soprattutto, compiere ogni sforzo per determinare una loro solenne sconfitta elettorale. In un caso del genere, infatti, solo una sonora batosta può liberare il paese dal ricatto della guerra civile strisciante perennemente esercitato da una sinistra ancora geneticamente leninista.Per restare in Europa e conservare la pace sociale, quindi, la strada migliore non è quella del '96. E' quella di battere una volta per tutte l'attuale maggioranza. Solo la sconfitta può insegnare ai post-comunisti che democrazia significa libertà d'alternanza.