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La conta dei numeri 17 febbraio 2000 Su un versante la Lega cambia nome, rinuncia alla secessione e si accinge a formalizzare l'accordo con il Polo. Sull'altro versante i Comunisti Italiani di Armando Cossutta, i Verdi, lo Sdi di Enrico Boselli e l'Udeur di Clemente Mastella rivendicano la loro autonomia ed il loro diritto ad uno spicchio di posto al sole nello schieramento di centro sinistra e minacciano addirittura di rovesciare il tavole della maggioranza se le loro richieste non dovessero essere accolte. I due fenomeni forniscono una doppia indicazione. La prima è che, a differenza del '96 quando la capacità di realizzare alleanze era tutta nelle mani di Massimo D'Alema e di Romano Prodi, questa capacità è passata sul fronte opposto nelle mani di Silvio Berlusconi. La questione non è di poco conto e dipende dalle diverse risposte che il centro destra ed il centro sinistra hanno dato ai rispettivi problemi di leadership. Nel '96 il leader reale del centro sinistra Massimo D'Alema, nella consapevolezza che il paese non avrebbe digerito la candidatura di un post-comunista a Palazzo Chigi, decise di puntare sulla candidatura del leader virtuale Romano Prodi. E non ebbe alcuna difficoltà ad aggregare attorno al progetto di un nuovo ed equilibrato centro sinistra ( con il centro rappresentato da Prodi e la sinistra da se stesso) il numero di forze diverse in grado di vincere la competizione elettorale. Attorno a Berlusconi, invece, rimase l'esercito sconfitto dal ribaltone ed impossibilitato a trovare nuovi alleati. Adesso la situazione è totalmente diversa.. Forza Italia ha conquistato il centro del panorama politico del paese relegando il Ppi ed i Democratici prodiani a semplici componenti minoritarie della sinistra.Il suo leader non ha antagonisti nello schieramento dell'opposizione. E rappresenta il perno attorno a cui è possibile realizzare una alleanza ampia ed equilibrata tra le forze rappresentantative della destra, della Lega, dei cattolici liberali e di un'area laica in cui figurano sia i radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino, sia gli esponenti di un nuovo ed inedito lib-lab. Nel fronte opposto,
invece, il vecchio equilibrio fondato sul rapporto tra leader formale e leader reale è saltato. Massimo D'Alema si è trasformato
nell'"asso pigliatutto". E questo suo ruolo spinge ogni partito deciso a conservare la
propria autonomia e la propria identità contestare la leadership del Presidente del Consiglio.
La seconda indicazione dipende in parte dalla prima e riguarda lo stato dei rapporti interni dei due schieramenti. Avendo risolto il problema del leader il centro destra può trovare più facilmente un equilibrio tra le vecchie componenti ed i nuovi alleati Tanto più che la vocazione di Forza Italia non è affatto quella di egemonizzare lo schieramento fagocitando tutti i possibili alleati (non a caso la sua preferenza in tema di sistema elettorale è per il modello tedesco che conserva la identità delle singole forze politiche e favorisce le alleanze elettorali). Il centro sinistra, viceversa, non solo ha in piedi la questione della scelta del leader. Ma ha anche il partito-guida della coalizione, i Ds, affetto in maniera irreversibile dalla malattia dell'egemonismo e punta apertamente a fagocitare e digerire chiunque finisca nel suo raggio d'azione. La conclusione è quindi scontata. In democrazia si vince con i numeri. E questa volta il più alti stanno dalla parte del fronte della libertà.
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