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Chi perde ha sempre torto 22 febbraio 2000 Don Pierino Gelmini sostiene che la vittoria elettorale non vale la rinuncia ai principi. Ed il suo richiamo rivolto a Silvio Berlusconi trova una immediata adesione tra i cattolici del Polo ed i cattolici che intendono riavvicinarsi al centro destra. Grazie alla sortita del sacerdote impegnato da tempo immemorabile nella lotta contro la droga, Pierferdinando Casini e Rocco Buttiglione possono porre nuovi ostacoli all'alleanza tra il Polo ed i radicali. Ed alzare prezzi più alti, sia in termini di rispetto dei valori, sia in termini di posizioni e ruolo all'interno della coalizione d'opposizione, per il loro via libera all'intesa. Nessuno, naturalmente, può ipotizzare un qualsiasi rapporto tra il richiamo ai principi di Don Gelmini e la conseguente utilizzazione e "commercializzazione" politica dei cattolici del Polo. Il sacerdote, nel ricordare che i principi non possono essere barattati con la vittoria elettorale, esprime una considerazione di tipo morale assolutamente legittima. Al tempo stesso i cattolici del Polo, nell'approfittare della dichiarazione di Don Gelmini, compiono una operazione di tipo politico altrettanto legittima. In questo trionfo di legittimità sfugge però un particolare di non poco conto. Che riguarda sia la morale, sia la politica. E che consiste nella banalissima considerazione secondo cui, nell'attuale situazione politica italiana, per meglio difendere i principi è assolutamente necessario vincere. Non c'è bisogno di appellarsi alla storia per dimostrare come sia molto più facile difendere i propri principi da vincitori piuttosto che da vinti. Chi viene sconfitto perde la capacità di difendere i valori a cui ha votato la propria causa. E, troppo spesso, si trova addirittura nella condizione di venire depredato degli stessi valori che diventano, magari riveduti e corretti, orpello e vanto dei vincitori. Gli esempi offerti dalle cronache politiche degli ultimi anni sono la riprova più concreta e tangibile di questa banale verità. Da quando il sistema elettorale proporzionale è stato sostituito da quello maggioritario ed, in particolare, la sinistra ha conquistato il governo del paese, gli unici principi tutelati sono stati quelli dei vincitori. Quest'ultimi hanno fatto piazza pulita dei valori degli avversari giudicati ostili o inutilizzabili e si sono impossessati di quelli considerati utili alla gestione del potere. I cattolici, del Polo e non, lo sanno fin troppo bene. Le vicende degli ultimi due governi di centro sinistra indicano senza possibilità di equivoco che troppo spesso i principi dettati dalla religione o sono stati conculcati (come è avvenuto sul terreno della scuola) o sono stati strumentalizzati (come si è verificato sul terreno della pace e della solidarietà internazionale) o sono stati addirittura cancellati attraverso la limitazione degli strumenti atti a difenderli (come è successo con l'allargamento della tradizionale egemonia diessina sui mezzi di comunicazione). Lo stesso don Gelmini, infine, sa che proprio sul suo terreno della lotta alla droga la maggioranza di governo non ha badato affatto ai principi ma si è solo preoccupata di sostenere e finanziare le comunità considerate vicini al potere e "politicamente corrette". Per meglio difendere i principi, quindi, è
indispensabile vincere. Al tempo stesso, inoltre, per vincere in un sistema maggioritario, bisogna sapere che di principio irrinunciabile c'è solo quello della libertà. Sugli altri si potrà meglio discutere dopo le elezioni. A risultato acquisito e grazie al contributo di tutti.
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