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  Una questione di semplice decenza
25 febbraio 2000

Impresentabile, indecente, inaccettabile. E’ con questi aggettivi che da sempre il centrosinistra definisce il centrodestra. Ed è all’insegna della propria superiorità che ha condotto e continua a condurre tutte le sue battaglie contro l’attuale opposizione. Come dire che la sinistra è al potere per una sorta di immutabile investitura divina derivante dalla sua superiore capacità di governare il paese rispetto agli incapaci del fronte opposto. Ma chi sono i veri impresentabili, indecenti ed inaccettabili? E’ presentabile un Presidente del Consiglio che per usufruire del palcoscenico del Festival di Sanremo organizza una ridicola sceneggiata con un paio di cantanti e qualche prezzolato dirigente e dipendente della Rai? 

In questo modo Massimo D’Alema ha fatto esautorato il parlamento dove da mesi è all’esame una legge per la riduzione del debito ai paesi più poveri del terzo mondo. E si è comportato non come il premier di una democrazia europea avanzata ma come un qualunque aspirante dittatorello di quei paesi del terzo mondo per cui si mobilitano i cantanti miliardari. Tanto più che il denaro abbonato con tanta demagogica liberalità e senza assenso parlamentare ai paesi poveri non è denaro personale di D’Alema o dei singoli ministri ma è il frutto dei sacrifici dei contribuenti italiani. Se questo è il nuovo modo di governare garantito dalla sinistra al potere, vuol dire che i veri impresentabili sono a Palazzo Chigi e dintorni. E lo stesso vale per gli indecenti e gli inaccettabili. E’ decente, infatti, una maggioranza che, come il caso della commissione su Tangentopoli dimostra in maniera inequivocabile, è ormai abituata a sconfessare al Senato ciò che ha concordato e varato alla Camera? 

Tutti sanno che il voltafaccia , preteso dal senatore Antonio Di Pietro per non correre il rischio di vedere esaminate dal Parlamento alcune delle sue più discusse inchieste giudiziarie, è nato da precisa esigenza politica dei Ds. Quella di accontentare Di Pietro per meglio impegnarlo a combattere all’interno dei Democratici contro Arturo Parisi. Di qui l’obbligo morale, prima ancora che politico, di bollare come indecente un comportamento che piega la richiesta di verità su Tangentopoli avanzata dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana agli interessi oscuri e di bottega della ristretta oligarchia che ormai spadroneggia nel centro sinistra. Inaccettabile, infine, è il ridicolo e buffonesco spettacolo che sempre la maggioranza di governo sta offrendo sulla scelta delle candidature alla presidenza delle regioni. 

La vicenda Bassolino, che prima si dimette da sindaco di Napoli e poi ritira le dimissioni ma continua a rimanere candidato alla Presidenza della Regione Campania, indica senza mezzi termini che ormai si è passato ogni limite. Bassolino è ormai in piena sindrome d’onnipotenza. E si considera uno e trino, capace di fare contemporaneamente il sindaco di Napoli, il candidato alla presidenza della Regione e l’aspirante successore di Massimo D’Alema a Palazzo Chigi. Ma peggio di Bassolino sono quegli esponenti della maggioranza che con i loro litigi ed i loro errori hanno spinto “l’onnipotente” ad uscire di testa. A dimostrazione e conferma che la sinistra non è più in grado di governare il paese. Per una questione di decenza, presentabilità ed affidabilità.