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Un miracolo pensando a Scalfaro 29 febbraio 2000 Nessuno riesce a capire quale possa essere il vero motivo della rottura delle trattative tra il Polo di Silvio Berlusconi ed i radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino. Tutti sono però perfettamente consapevoli che se il filo del dialogo si dovesse effettivamente spezzare a perderci non sarebbe solo il Cavaliere e neppure i soli radicali. La sconfitta sarebbe comune. E, soprattutto, a pagare il conto più salato sarebbe il paese a cui verrebbe ridotta la speranza di assistere ad una svolta e ad un effettivo cambiamento rispetto alla stagnazione economica ed alla regressione politica in atto. Mentre s’incaglia la trattativa tra Berlusconi e Pannella, infatti, il fronte della conservazione e dell’autoritarismo illiberale cerca disperatamente di ricompattarsi. In suo aiuto scende apertamente in campo anche l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che guida una delegazione per convincere Rosa Russo Jervolino a candidarsi alla Regione Campania e prepara la candidatura della figlia Marianna nelle liste del centro sinistra per la Regione Piemonte. Nessuno, ovviamente, può contestare il diritto dell’ex capo dello Stato di gettare la maschera e di schierarsi in favore di quel centro sinistra di cui è stato il nume protettore, anche ai limiti della correttezza costituzionale, durante gli anni del suo settennato. Ma è proprio questa scelta di Scalfaro che dovrebbe spingere Berlusconi, Pannella, la Bonino e tutti gli altri dirigenti dell’area dell’opposizione a riflettere attentamente sulle conseguenze delle loro difficoltà a raggiungere una intesa sul programma di cambiamento del paese. Scalfaro è il simbolo perfetto dello schieramento di maggioranza e dell’Italia della conservazione, della regressione e della reazione di stampo ottusamente clericale e rigidamente post-comunista. Polo e radicali debbono esserne consapevoli. Se rinunciano all’intesa consegnano il paese a Scalfaro ed ai suoi replicanti per almeno un decennio. Sono consapevoli Marco Pannella ed Emma Bonino che il prezzo da pagare alla mancata intesa è quello di riesumare l’Italia del parlamentarismo consociativo, del giustizialismo forsennato, della pubblica gogna e delle manovre di Palazzo che non producono innovazione ma solo trasformismo e ribaltoni? Lo comprendono i cattolici del Polo che senza l’intesa con i laici radicali i loro valori saranno traditi ed imbastarditi ad opera dei protetti di Scalfaro? E cioè di chi scopre la solidarietà internazionale solo grazie al Festival di San Remo e lancia appelli irriguardosi al Papa sui preservativi solo in seguito ad un occasionale turismo politico nei paesi africani? Silvio Berlusconi non ha bisogno di simili interrogativi. Conosce fin troppo bene il tipo di paese e di società politica che Scalfaro ed i suoi protetti intendono conservare e preservare ad ogni costo. E non è un caso che ieri abbia accuratamente evitato di mettere la parola fine sul dialogo avviato e portato avanti con tanta fatica con i radicali.Per questo bisogna sottolineare con grande franchezza che chi lascia cadere questo segno di buona volontà si assume una grandissima responsabilità. Il riferimento non è solo a Pannella ed alla Bonino ma anche ai cattolici recalcitranti del Polo. Alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica del paese non importa un bel nulla delle loro fisime. Anche se vengono ammantate di valori. Chiedono di essere salvati dall’ombra oscura di Scalfaro e di tutto ciò che comporta. E non vogliono neppure sapere come l’operazione potrebbe essere realizzata. Se con un patto elettorale o con la semplice desistenza. Vogliono comunque un miracolo. E chi non lo farà è destinato a pagarne pesanti
conseguenze.
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