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  Non sono solo canzonette
1 marzo 2000

Fabio Fazio si è dichiarato felice dell’esperienza del Festival di Sanremo. Non per aver riempito le serate di milioni di italiani. E neppure per aver guadagnato in cinque giorni delle cifre che un normale cittadino non riesce a racimolare nel corso dell’intera vita lavorativa. La sua soddisfazione è dipesa dal fatto che il Festival si è rivelato un enorme strumento di promozione di “Jubilee 2000” e che ha prodotto l’“evento” dell’incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio Massimo D’Alema ed i cantanti Bono e Jovanotti. “Non si è fatta beneficienza - ha spiegato - ma solidarietà: la televisione ideale, molto più politica della politica”. 

La dichiarazione del veltronian-dalemiano presentatore della Rai si presta a diverse considerazioni. La più banale riguarda il ruolo dell’azienda radiotelevisiva pubblica. Perché il vertice di viale Mazzini ha deciso di mettere a disposizione il Festival di Sanremo per promuovere “Jubilee 2000” rinunciando ai normali proventi che derivano dalla messa in onda di una campagna pubblicitaria? E se, come si è detto, il vertice Rai non era a conoscenza dell’operazione promozionale, perché non si affretta ad invitare i responsabili ad accollarsi il conto economico dell’operazione?Qualcuno potrà anche sorridere di fronte a questi interrogativi provocatori. Ma la questione aperta dalle parole di Fazio non è di poco conto. Riguarda l’uso per fini privati del mezzo pubblico. 

E non importa se il fine privato ha motivazioni umanitarie e solidaristiche. Rimane sempre ed esclusivamente privato. Tant’é che per perseguirlo è stata utilizzato strumentalmente un programma che il Comune di Sanremo, la stragrande maggioranza dei partecipanti e l’intero pubblico di milioni di telespettatorio sapevano essere dedicato alle canzoni e non agli aiuti ai paesi poveri. Sappiamo, naturalmente, come la Rai si consideri ente pubblico quando si tratta di incassare denaro dallo stato e si trasformi in ente privato quando ci sarebbe da assumere qualche responsabilità. E quindi mettiamo in conto che la provocazione sia destinata a restare lettera morta.La piccola faccenda serve però ad introdurre la questione più grave e più generale aperta dalla confessione di Fazio di aver trasformato il Festival di Sanremo in una moderna ed efficacissima Tribuna Politica. E tale questione, benché i personaggi televisivi abbiano la tendenza a considerarsi l’ombelico del mondo, non è riconducibile alla semplice volontà del presentatore veltronian-dalemiano. 

E’, al contrario, il frutto della pretesa tipica del regime dominante della sinistra di pretendere di politicizzare ogni aspetto della società civile. In particolare quelli che più degli altri s’impongono all’attenzione dell’opinione pubblica del paese. Non è un caso che alla politicizzazione del Festival di San Remo abbia seguito di pochi giorni il tentativo di politicizzazione del campionato di calcio ad opera del ministro della Cultura Giovanna Melandri. La reprimenda della rappresentante del governo contro l’allenatore del Bari Eugenio Fascetti nasce dalla stessa pretesa di educare il popolo in nome dei valori etici tirati in ballo da Fazio e dalla Rai per giustificare il gigantesco spot gratuito a “Jubilee 2000” ed a Massimo D’Alema. La sinistra al potere, in sostanza, non si accontentata di insegnare al cittadino ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sul terreno e della politica e della morale. Pretende di farlo anche su quello del calcio e delle canzonette. Una volta si parlava di “stato etico”. Adesso di “politicamente corretto”. Ma la sostanza è la stessa. Sempre di regime autoritario si tratta!