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La disperazione di un partito al bivio 3 marzo 2000 Nessuno è in grado di prevedere quale potrà essere il finale della "vicenda Bassolino". Se il sindaco di Napoli riuscirà ad ottenere anche la candidatura alla Presidenza della Regione Campania o se invece dovrà accontentarsi di continuare a svolgere il ruolo che Massimo D'Alema ha definito di "cacicco" partenopeo. Tutti però incominciano ad essere perfettamente consapevoli che qualunque sia la conclusione della "bassolineide", un risultato appare già abbondantemente acquisito sul piano politico nazionale. L'indecorosa sceneggiata napoletana messa in scena dal centro sinistra locale e nazionale segna infatti l'avvio di un processo destinato a trasformare radicalmente il vestito del Partito Popolare Italiano. Prima dell'esplosione del caso Campania si dava per scontato che la sorte del Ppi fosse quella di rimanere a vita nel centro sinistra contendendo ai Democratici dell'Asinello, o concordando con loro, il ruolo di principale vassallo del partito egemone dei Ds. A scoppio avvenuto si può tranquillamente concludere che questa prospettiva si è ribaltata. E che ora il Ppi si ritrova a correre verso un bivio preciso. O rinuncia alla pretesa di esprimere il candidato alla Presidenza nella regione dove conserva il maggior numero di consensi. Ed in questo modo si prepara a ripiegare le proprie bandiere, a rinunciare alla propria autonomia ed a sciogliersi per confluire o tra i Democratici o tra i Ds. Oppure decide di difendere la propria identità corrente partecipando con un proprio candidato ed una propria lista autonoma alle elezioni regionali. Ed in questo modo o si prepara ad abbandonare il campo del centro sinistra oppure spiana la strada all'esodo della propria base e dei propri quadri intermedi in gran parte verso il Polo ed in misura più ridotta verso la Quercia. Non ci sono altre alternative ad un bivio di questo genere. Tranne quella che la questione sollevata dalle elezioni regionali diventi il pretesto per la crisi del governo nazionale e per un ricorso alle elezioni anticipate destinato a far saltare il referendum sul maggioritario. Fino a ieri nessuno ha preso in seria considerazione una ipotesi del genere giudicandola un improbabile atto di autolesionismo da parte del Ppi e dell'intero schieramento di centro sinistra. Adesso, invece, più la "bassolineide" diventa il momento della verità per la sorte dei popolari, più incomincia a crescere la sensazione che a piazza del Gesù molti la incomincino a considerare l'unico ed ultima spiaggia per la sopravvivenza dei popolari.Solo l'effetto dirompente della crisi di governo potrebbe creare l'effetto fumogeno dietro cui nascondere la sempre più probabile sconfitta del Ppi nella Regione Calabria. E solo le elezioni anticipate potrebbero scongiurare quel trionfo del sistema maggioritario che in ogni caso imporrebbe al Ppi, così come a tutti gli altri partiti minori, di annullarsi e confluire nelle forze politiche egemoni dei due poli. Si tratterebbe, ovviamente, di una mossa disperata. Ma ormai che rimane ai popolari oltre la disperazione?
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