torna alla
home page

ARCHIVIO

2001
gennaio

2000
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

1999
dicembre
novembre
ottobre
settembre
agosto
luglio
giugno
maggio
aprile
marzo
febbraio
gennaio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  La sinistra non rinuncia all'uso della piazza
4 marzo 2000

La sinistra scende in piazza a Vienna ed a Santiago. In Austria approfitta del ballo delle debuttanti per rilanciare l’offensiva contro Haider diretta a far cadere il governo popolar-populista. In Cile, dove i socialisti sono al governo, l’obbiettivo non è quello di cambiare gli equilibri politici ma di rafforzarli all’insegna non della vendetta ma della giustizia. Le due vicende sono assolutamente diverse. Ma sollevano un identico problema su cui in Italia è bene riflettere in vista di quanto potrebbe avvenire dopo le elezioni regionali del 16 aprile e, soprattutto, dopo le politiche del prossimo anno. Il problema è quello dell’uso politico della piazza da parte della sinistra, uso che ha caratterizzato l’azione dei partiti che si richiamano al movimento operaio nel corso di tutto il novecento e che che le vicende internazionali sembrano rilanciare anche nel 2000 benché la classe operaia si sia imborghesita e la sua ideologia si sia totalmente trasformata. 

La questione è molto semplice. Esula dalle cause specifiche che in questo momento provocano le mobilitazioni di massa in Austria ed in Cile. E, per quanto riguarda il nostro paese, s’incentra sul quesito se la sinistra sia disposta ad accettare il prossimo responso delle urne senza procedere alle mobilitazioni di massa in caso di sconfitta elettorale. La difesa d’ufficio della destra italiana compiuta dal Presidente del Consiglio Massimo D’Alema dopo le sciocchezze espresse dal Cancelliere tedesco non deve illudere più di tanto. In caso di vittoria del centro destra alle regionali ed alle successive politiche chiunque volesse trovare pretesti non avrebbe che l’imbarazzo della scelta. Da Bossi a Fini. Per non parlare di Silvio Berlusconi, del suo presunto conflitto d’interessi e delle future conseguenze del sempre presente accanimento giudiziario nei suoi confronti. 

C’é il rischio, in sostanza, che la vicenda austriaca e cilena diventino un modello troppo invitante per una sinistra italiana sconfitta sul terreno elettorale.Tanto più che, anche volendo non assumersi in prima persona la responsabilità di trovare un pretesto per scatenare la piazza, si può sempre trovare un governo od un partito straniero disposti a fare il lavoro sporco in nome degli interessi della sinistra internazionale e per conto di quelli della sinistra italiana. Il pericolo esiste ed è terribilmente concreto. Anche perché i partiti della attuale maggioranza nostrana sono fin troppo specializzati nella delegittimazione dell’avversario attraverso la mobilitazione delle piazza. Nessuno dimentica la mobilitazione da parte dei sindacati di milioni di lavoratori contro la riforma delle pensioni praparata da Lamberto Dini per il governo Berlusconi. Così come è facile ricordare la levata di scudi interna ed internazionale che seguì il risultato elettorale dell’aprile del ‘94. Che fare per evitare un rischio del genere e per costringere la sinistra ad accettare comunque il responso delle urne? 

L’interrogativo è privo di risposta. Su questo terreno non ci sono patti che tengano. Ed, anzi, è facile prevedere che in caso di sconfitta elettorale le forze del centro sinistra non rinunceranno affatto al tentativo di ribaltare con la forza della piazza il volere della maggioranza degli italiani. Ma questa consapevolezza non deve trasformarsi nella rassegnata conclusione che il centro sinistra é destinato sempre e comunque a governare. O nella preoccupante considerazione che l’ultima alternativa é rappresentata dalla scelta di contrapporre la piazza alla piazza. Intanto è bene sollevare il problema. E discuterne senza il timore di venire accomunati da Haider o a Pinochet. Inoltre è opportuno che i partiti del centro destra rafforzino al più presto i loro collegamenti con gli altri partiti moderati europei e con i candidati repubblicani alla Casa Bianca. Solo dando vita ad una internazionale moderata è possibile fronteggiare l’internazionale della sinistra. Infine c’è da prepararsi a non farsi intimidire dalle manifestazioni e dai cortei delle moltitudini mobilitate strumentalmente. Che marcino pure. Presto o tardi si stancheranno.