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Il malessere del Ccd e le insidie per il centrodestra 7 marzo 2000 Nessuno riesce a capire quale possa essere la ragione reale e specifica della levata di scudi del Ccd nei confronti della candidatura di Francesco Storace alla Regione Lazio. Qualcuno ipotizza che il partito di Pierferdinando Casini voglia usare la contestazione contro l’esponente di Alleanza Nazionale per ottenere compensazioni a livello politico sia locale che nazionale. Altri parlano esplicitamente di una rivendicazione da parte del Ccd della presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai che Storace dovrebbe cedere ad un esponente della Vela prima del voto del 16 aprile. Qualunque sia la ragione concreta della iniziativa presa da Casini e dai suoi collaboratori è chiaro che l’intesa faccenda rappresenta una spia precisa di un malessere generale esistente all’interno della coalizione di centro destra. Il Ccd si sente destinato a fare la fine del vaso di coccio tra quelli di ferro rappresentanti da Forza Italia ed Alleanza Nazionale. E, nella prospettiva di rafforzarsi trovando nuove e più solide intese con il Cdu di Rocco Buttiglione o con la nuova democrazia Cristiana di Flaminio Piccoli, coglie l’occasione della prossima campagna elettorale delle regionali di alzare la propria bandiera per rivendicare la propria autonomia e sottolineare la propria vitalità. Da questo punto di vista il malessere e la sortita del Ccd di Casini rappresentano l’immagine speculare di quanto avviene nel centro sinistra con la rivolta del Ppi in Campania contro la doppia egemonia dei Ds e di Bassolino. A dimostrazione che le forze minori dell’uno e dell’altro schieramento vivono con crescente difficoltà il peso dell’alleanza con i partiti maggiori. Soprattutto se sono eredi della vecchia Dc e si caratterizzano, sia nel Polo, sia nel centro sinistra, come forze dichiaratamente cattoliche. Le similitudini, però, si fermano qui. Anche perché tra i malesseri interni del centro destra e quelli del centro sinistra c’è una differenza abissale. Le forze del Polo sono reduci da anni ed anni d’opposizione. Quelle del centro sinistra vengono invece da anni ed anni di governo. E la circostanza, in apparenza lapalissiana, produce un effetto niente affatto banale. Se il centro destra vuole mandare all’opposizione la maggioranza non deve far altro che mettere in mostra in ogni occasione la propria compattezza. Perché mai gli elettori dovrebbero accordare la propria fiducia a partiti che essendo litigiosi all’opposizione lasciano intendere che lo sarebbero ancora di più una volta al governo? Anche il centro sinistra ha lo stesso obbligo ma senza l’esigenza di sbandierarlo in ogni occasione. Il governo è nelle sue mani. E questo mette nelle mani del centro sinistra una serie di strumenti fin troppo concreti per convincere l’opinione pubblica che le proprie liti sono fisiologiche mentre quelle dell’opposizione il segno di una pericolosissima patologia. La sortita del Ccd, quindi, proprio perché per ammissione dello stesso Casini non è destinata a provocare la rottura del centro destra ma solo a sollevare un problema di equilibrio ed a denunciare un malessere, è più grave dello scontro tra il Ppi ed i Ds per la Campania. Il rischio è che per ragioni legittime ma al momento marginali si possa incrinare l’immagine unitaria che fino ad ora il Polo ha avuto agli occhi del paese. A discutere c’è sempre tempo. Ma è meglio farlo dopo aver vinto piuttosto che farlo imboccando una strada che porta alla sconfitta
certa.
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