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  L'amaro del centrosinistra
9 marzo 2000

Più che alla frutta la coalizione di centro sinistra sembra arrivata all’amaro. Quello che nell’immaginazione popolare dovrebbe servire a far digerire il pranzo. Ma che nella realtà moltiplica a dismisura le difficoltà della digestione. Il dato è inconfutabile. La maggioranza esplode in mille pezzi sotto le bombe di Napoli, della Calabria e della commissione su Tangentopoli. Ma i suoi dirigenti preferiscono occuparsi di una battuta pronunciata da Silvio Berlusconi sulla annosa questione della P2. A dimostrazione che non sono più in grado di affrontare concretamente i problemi politici reali. E sono sempre più costretti ad impostare la loro campagna elettorale solo sul tema , ormai così abusato da essere fin troppo consunto, del semplice antiberlusconismo. Fino ad ora, bisogna riconoscerlo, la criminalizzazione del leader del Polo è stato un buon cemento unitario per la coalizione di governo. 

Divisi su tutto, dai valori alle poltrone, i partiti del centro sinistra hanno sempre ritrovato una parvenza di compattezza nel caricare a testa bassa contro il Cavaliere. Ma adesso il gioco incomincia a mostrare la corda. Non solo perché i fatti hanno abbondantemente dimostrato che la criminalizzazione è stata un’arma a doppio taglio. Ha ricompattato la maggioranza ma ha anche trasformato Berlusconi nell’unica e sola alternativa alla sinistra al potere. Ma soprattutto perché l’opinione pubblica incomincia a rendersi perfettamente conto che non è più possibile dare credito ad una classe dirigente che invece di sciogliere i grandi nodi sul tappeto si perde dietro l’inutile riscoperta di polemiche pretestuose vecchie di qualche decennio. 

I cittadini si aspetterebbero che la maggioranza al governo si preoccupasse degli aumenti dei prezzi, della crescita dell’inflazione, della criminalità crescente, della sanità allo sfascio e della invivibilità sempre più diffusa nelle città italiane. Invece scoprono che l’unico segno di vitalità degli esponenti del centro sinistra è dato dalla levata di scudi contro una banale battuta di Berlusconi sulla P2. E, quel che è peggio, si rendono conto che al di fuori di un antiberlusconismo di maniera i partiti della coalizione di governo non sono in grado di andare a causa di un tasso di litigiosità interno alla coalizione talmente alto da impedire qualunque tipo di azione sulle questioni concrete e reali della società nazionale. Le vicende napoletane e calabresi sono fin troppo significative. Segnano una rottura della maggioranza che non sarà possibile limitare e contenere entro i soli confini campani e calabresi. 

Qualunque possa essere il risultato delle elezioni nelle due regioni i suoi effetti si ripercuoteranno inevitabilmente sugli equilibri politici nazionali. Se Bassolino vince a dispetto della lista popolare di Gerardo Bianco la sorte del Ppi nazionale è segnata. I Ds avranno la conferma che il tramonto politico degli eredi della sinistra Dc si è compiuto. E ne trarranno le logiche conseguenze in fase di distribuzione dei collegi per le future elezioni politiche generali. Viceversa, se Bassolino perde la partita, spetta al Ppi chiedere il conto alla Quercia. Un conto che potrebbe arrivare fino all’apertura della crisi di governo. Di fronte a disastri di questa portata, però, i dirigenti del centro sinistra si ringalluzziscono con la battuta sulla P2 di Berlusconi. Finita la frutta, esaurito l’amaro, non rimane loro che passare al bicarbonato.