![]() |
|
Lo statista D'Alema e il rischio Bassolino 10 marzo 2000 Massimo D’Alema continua imperterrito ad ostentare sicurezza. Il centro sinistra si spacca a Napoli, l’inflazione vola, l’economia non tira, la disoccupazione aumenta, i sondaggi preannunciano la sconfitta della maggioranza. Ma il presidente del Consiglio non perde il suo proverbiale sarcasmo. E liquida sprezzantemente tutte le Cassandre che tentano di avvertirlo della tempesta incombente sul paese e sul governo. D’Alema, ovviamente, sa fin troppo bene che le Cassandre hanno ragione e che il suo ottimismo ed il suo sarcasmo sono fuori luogo. Se fosse il contrario bisognerebbe dubitare della sua salute mentale. Invece è sano come un pesce. E se lascia credere di vivere sopra la nuvoletta azzurra delle belle illusioni è solo perché pensa di essere costretto a recitare il ruolo dello statista che cammina un metro sopra tutti gli altri ed è talmente preso dai grandi problemi mondiali da non poter perdere tempo con le piccole questioni domestiche del nostro modesto e ristretto paese. D’Alema, in sostanza, si comporta come se l’Italia gli stesse stretta. E lo fa non perché si effettivamente cresciuto di spalle negli ultimi tempi. Ma solo perché, a suo parere ed a quello dei suoi collaboratori, il manuale del perfetto statista politicamente corretto gli impone di stare sulla nuvola dell’ottimismo di maniera e di guardare con distacco le vicende italiane. Qualcuno pensa che il presidente del Consiglio, come altri prima di lui, abbia subito una sorta di mutazione genetica dalla permanenza a Palazzo Chigi. E pensa che da adesso fino al termine della legislatura D’Alema non cambierà né la posizione sopra la nuvola, né l’atteggiamento di sufficienza. Ma queste previsioni sono destinate ad essere rapidamente smentite. A riportare il Presidente del Consiglio con i piedi per terra e con la testa infilata nella melma della politica italiana ci penseranno ben presto i risultati delle elezioni regionali. Sia quelli generali, sia quelli particolari della regione Campania. Il sondaggio elettorale de La Stampa, che di sicuro non può essere accusata di ispirare dati favorevoli al Polo, parla chiaro. Se si andasse a votare oggi per le politiche, il centro destra e la Lega arriverebbero al cinquanta per cento e conquisterebbero una larghissima maggioranza in Parlamento. Trasportato sul voto del 16 aprile questo sondaggio fornisce lo stesso risultato. E questo significa che la partita delle regionali potrebbe chiudersi con una secca sconfitta del centro sinistra destinata fatalmente a riflettersi sugli attuali equilibri di governo.Ma anche a voler escludere una ipotesi del genere, a trascinare D’Alema sul terreno della amara concretezza saranno comunque i risultati delle elezioni in Campania. Se Antonio Bassolino vince anche senza il sostegno del Ppi, Walter Veltroni ed Arturo Parisi avranno finito di cercare il candidato a premier da contrapporre all’attuale presidente del Consiglio. Legittimato dal consenso popolare, “don Antonio” sarà immediatamente trasformato in “ Sant’Antonio” capace di fare il miracolo di portare la sinistra alla vittoria al termine della legislatura. Ed a D’Alema, giunto a Palazzo Chigi non sulla base del consenso degli elettori ma grazie ad una classica manovra di palazzo, non rimarrà altro che rinunciare all’abito dello statista per indossare non quello del leader di partito ma quello della “vecchia gloria”. Per sfuggire questo destino il presidente del Consiglio deve augurarsi che Bassolino venga sconfitto. Ma che succede al governo se il Ppi riesce a dimostrare di essere ancora decisivo e determinante per la sorte del centro
sinistra?
|