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Un caso vergognoso all'ombra del Vesuvio 14 marzo 2000 Una volta si diceva che “fatta la legge, trovato l’inganno. Ma adesso quel detto è del tutto superato. Grazie alla fervida inventiva degli uomini del centro sinistra, prima si individua l’inganno e poi si realizza la legge. Il “caso Napoli” è la conferma di questa rivoluzione in atto. Tutti sappiamo qual è il nodo della vicenda. Antonio Bassolino pretende di essere contemporaneamente sindaco di Napoli e Presidente della Regione Campania. Il Ppi rivendica ad un proprio esponente almeno una delle due cariche. Tra le due posizioni non c’è possibilità di compromesso. Perché Bassolino vuole continuare a guidare il comune partenopeo attraverso un suo vice sindaco o con un commissario di proprio gradimento fino alla scadenza del 2002. E poggia questa sua pretesa sulla considerazione che si andasse a votare prima della scadenza naturale il centro sinistra sarebbe battuto ed il centro destra conquisterebbe Napoli. Il Ppi, a sua volta, considera la vicenda napoletana vitale per la propria sopravvivenza politica nazionale. E si dichiara disposto a rinunciare alla candidatura di Gerardo Bianco alla presidenza della Regione Campania a condizione che Bassolino accetti di anticipare le elezioni comunali al prossimo autunno e si impegni a sostenere il candidato sindaco indicato dai popolari.Come sbrogliare l’intricata faccenda? Leopoldo Elia, che per tutta la vita si è sforzato di adattare leggi e Costituzione alle necessità del proprio partito, ha elaborato l’emendamento che dovrebbe dare una vesta giuridica e legislativa alla richiesta del Ppi. Non è detto che Bassolino accetti di rinunciare a governare regione e comune contemporaneamente e si pieghi alla eventualità di anticipare al prossimo autunno il voto comunale. Ma qualunque sia l’esito della storia è ormai fin troppo evidente che ci troviamo di fronte ad una vicenda vergognosa fin troppo indicativa del modo di far politica del centro sinistra. Ogni limite è stato superato. Da quello del buon senso a quello del buon gusto. Ed ogni oltraggio è stato consumato. Da quello nei confronti della volontà dei cittadini a quello che riguarda lo spirito e la lettera della legge istitutrice dell’elezione diretta del sindaco. Tutto è avvenuto per la forsennata pretesa dei partiti della sinistra di conservare sempre e comunque il potere. Ed anche se l’eventualità di votare per il comune di Napoli nel prossimo autunno può andare incontro anche agli interessi ed alle speranze del centro destra, non si può fare finta di nulla di fronte allo spettacolo indecoroso recitato all’ombra del Vesuvio dai rappresentanti della maggioranza.Nessuno si stupisca se il 16 aprile e nelle votazioni successive un numero crescente di napoletani e di italiani diserterà le urne elettorali. Perché votare se tanto i “cacicchi” ed i partiti considerano le istituzioni locali e nazionale “cosa loro” ed adattano le leggi e le regole basilari della democrazia alle loro convenienze particolari? Sappiamo che l’interrogativo non è destinato a turbare gli ex democristiani di sinistra che hanno sempre avuto una concezione patrimoniale e paramafiosa dello stato. E sappiamo ancora meglio che la domanda non sfiora nemmeno chi è stato educato dal marxismo-leninismo a ragionare solo in funzione della conquista e della conservazione del potere. Meglio così. Vorrà dire che la soddisfazione sarà doppia quando gli elettori campani impediranno a Bassolino di diventare il viceré della regione e quelli napoletani cacceranno il centro sinistra dal
comune!
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