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Tra smitizzazione ed eutanasia 16 marzo 2000 Non stupisce l’accordo in extremis trovato in Campania dai partiti del centro sinistra sul nome di Antonio Bassolino. Il Ppi non poteva correre il rischio di assumersi la responsabilità dell’eventuale sconfitta del sindaco di Napoli. Ed i Ds non potevano permettere una lacerazione della coalizione da loro egemonizzata. Entrambi avrebbero pagato un prezzo molto alto dalla sconfitta del proprio interlocutore. E così il compromesso è stato lo sbocco naturale della poco divertente sceneggiata napoletana dei partiti della maggioranza. Popolari e diessini sono ora convinti di poter tirare un sospiro di sollievo. E di poter guardare con maggiore tranquillità e sicurezza alla scadenza elettorale del 16 aprile. Ma per loro il peggio incomincia proprio adesso. Il compromesso raggiunto ha sicuramente il merito di mettere una toppa sullo strappo nei rapporti tra Ppi e Ds. Ma comporta una serie di conseguenze che risultano molto più gravi e pesanti del risultato positivo ottenuto con la ritrovata unità del centro sinistra a Napoli. I dirigenti di Botteghe Oscure possono vantare di aver rimesso in riga il Ppi e di poter puntare con più tranquillità alla conquista della regione Campania. Ma il costo dell’operazione è lo sfregio permanente che si è verificato sull’immagine di Antonio Bassolino. “ O sindaco” ha perso l’aureola. Non è più il “santo” protettore della città capace di risolvere miracolisticamente tutti i guai della città e pronto a diventare addirittura il “patrono” d’Italia al posto di un Massimo D’Alema in declino. E’ un semplice mestierante della politica che pretende di occupare due poltrone con lo stesso sedere. Ma, soprattutto, è del tutto inadatto ad incarichi istituzionali di grosso rilievo visto che pur di non avere rivali nella corsa alla presidenza regionale non esita ad accettare l’idea (da interessi privati in atti d’ufficio) di una legge ad personam per votare a Napoli prima della scadenza naturale della consiliatura comunale. Ma se “o santo” è diventato un “omm’ ‘e niente”, il Ppi si è addirittura scavato la fossa. L’epilogo della vicenda napoletana dimostra in maniera incontestabile che il partito di Pierluigi Castagnetti ha definitivamente perso peso e capacità contrattuale all’interno del centro sinistra. Se avesse insistito sulla candidatura di Gerardo Bianco avrebbe fornito la prova lampante della propria autonomia e della propria vitalità. Ed avrebbe potuto continuare a competere con i Democratici nella lotta alla conquista del ruolo di partner privilegiato del Ds. Non lo ha fatto ed, anzi, si è arreso ignominiosamente a Bassolino e Veltroni. Ed in questo modo si è autocondannato alla marginalizzazione e al “si salvi chi
può”. Ora non c’è che da attendere il momento in cui scatterà la diaspora dei parlamentari e dei dirigenti del partito. La zattera che il centro sinistra può garantire ad un partito marginale prevede solo una decina di posti
(cioè di collegi) da assegnare ai più graditi dai Ds. Gli altri si dovranno arrangiare. E si può stare certi che si affretteranno a farlo non appena saranno passate le regionali del 16 aprile. L’opposizione, quindi, non ha troppo da dolersi dell’indecoroso epilogo della vicenda napoletana. In un colpo solo ha ottenuto la smitizzazione di Bassolino e l’eutanasia del Ppi. E senza muovere un dito visto che hanno fatto tutto gli
altri.
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