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Il fantasma del viceré 21 marzo 2000 Il “cacicco” napoletano ha deciso di trasformarsi in “caudillo”. Non si accontenta più di regnare indisturbato all’ombra del Vesuvio. E neppure di estendere i confini della propria autorità all’intera regione Campania. Punta apertamente a diventare il viceré dell’intero meridione. E pur di raggiungere l’obbiettivo non si preoccupa minimamente di creare le condizioni per una pericolosa e dolorosa spaccatura del paese. E’ tutto qui il senso dell’iniziativa di Antonio Bassolino di associare i candidati del centro sinistra alle presidenze delle regioni meridionali in un sorta di riedizione riveduta e corretta del Regno del Sud in aperta contrapposizione con la Repubblica del Nord. Ma la faccenda non può essere liquidata come una semplice manifestazione di sindrome da onnipotenza che ha colpito negli ultimi tempi il sindaco di Napoli. L’iniziativa ha una duplice valenza politica di enorme gravità. Un primo luogo dimostra il totale fallimento della classe dirigente espressa dal centro sinistra. I partiti al governo da quasi una legislatura non sono riusciti a far emergere una nuova classe dirigente attraverso i normali canali democratici. Hanno prodotto, al contrario, il proliferare di piccoli ras di provincia o di ducetti in sedicesimo che sull’onda di un sostegno mediatico ottenuto in maniera assolutamente clientelare si preparano a puntare al vertice del paese a dispetto delle più elementari regole della democrazia. Bassolino a Napoli, Rutelli a Roma, Cacciari a Venezia, Bianco a Catania, Orlando a Palermo, ma anche i vari Di Pietro ed in prospettiva i Caselli, hanno esaurito la fase della costruzione dei loro personaggi. E sono ormai pronti a compiere un salto di qualità che però è destinato a trasformarsi in una guerra feroce di tutti contro tutti. Saltate le appartenenze ed emarginati i partiti in ballo non rimane che l’ambizione personale dei singoli in uno scontro mortale che non si può concludere con i compromessi ma solo con la vittoria di uno e la scomparsa di tutti gli altri. La seconda valenza politica dell’iniziativa di Bassolino riguarda l’effetto destabilizzatore che rischia di provocare sugli equilibri politici complessivi del paese. Non mi riferisco all’evidente tentativo del sindaco di Napoli di scalare il primo gradino verso quella poltrona di Palazzo Chigi a cui sembra aspirare con il beneplacito di Walter Veltroni ed Arturo Parisi. La faccenda può destabilizzare il centro sinistra. E non sarebbe un gran danno. La vera e più pericolosa destabilizzazione riguarda invece il rapporto tra il Nord ed il Sud del paese. La mossa di Bassolino rischia di aprire una voragine tra il Settentrione ed il Meridione molto più profonda di quella che avrebbe voluto provocare Umberto Bossi ai tempi dell’indipendentismo padano. Altro che devolution! Se il centro sinistra dovesse vincere nelle regioni del Sud, la trovata di Bassolino segnerebbe di fatto la divisione in due tronconi del paese. Con il Nord conquistato dal centro destra sempre più proteso verso un futuro di liberademocrazia e di benessere. E con un Sud egemonizzato dalla sinistra, condannato ad una nuova dose di statalismo e di depressione e trasformato nel regno personale di “don Antonio”. Per scongiurare questa prospettiva sarebbe opportuno che intervenissero tutti i leader nazionali provvisti di un minimo di senso di responsabilità. Ma se questo non avvenisse c’é un sistema addirittura più sicuro e risolutivo. Basta che i cittadini boccino i candidati del centro sinistra ed il fantasma del regno del Sud sarà facilmente
esorcizzato.
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