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I privilegi di pochi, gli interessi di molti 28 marzo 2000 Una delle ragioni per cui il centro sinistra ha vinto le elezioni del ‘96 è che la presenza degli ex comunisti al governo avrebbe assicurato comunque la pace sociale. “Solo la sinistra può garantire una politica di estera”, aveva sostenuto l’avvocato Agnelli a nome delle grande industria. E gli italiani gli avevano creduto nel ricordo dei milioni di lavoratori in piazza contro il governo Berlusconi e nel timore che una eventuale vittoria del centro destra avrebbe ritrasformato il paese in un continuo carnevale scioperaiolo e potenzialmente violento. Le vicende degli ultimi quattro anni, e soprattutto quelle degli ultimi giorni, dimostrano che la quella ragione del ‘96 era in gran parte falsa. Non è vero che la sinistra al governo garantisce la pace sociale. Come dimostrano i ricorrenti scioperi che paralizzano i servizi essenziali dell’intero territorio nazionale. E’ vero, al contrario, e i fatti di questi anni e queste settimane lo confermano in maniera sempre più evidente, che la sinistra al governo garantisce la pace sociale solo alle aziende dei grandi gruppi industriali. Grazie alla sempre presente cinghia di trasmissione tra i partiti post-comunisti e gran parte del mondo sindacale confederale, gli scioperi scompaiono da Mirafiori, dai stabilimenti della Pirelli e dalle aziende dei settori dove operano i grandi gruppi. Ma alla scomparsa della conflittualità nel settore dell’industria corrisponde la moltiplicazione delle agitazioni nel settore dei servizi. Con le ferrovie nel caos, gli aeroporti bloccati e la paralisi crescente dell’intero tessuto connettivo del paese. Il rapporto tra i due fenomeni è fin troppo evidente. Il vantaggio della pace sociale ottenuto da “pochi” grazie ai patti triangolari tra “poteri forti”, partiti di sinistra e sindacati si tramuta in disagi e sacrifici per “tanti”. Con la conseguenza che la pace sociale perde del tutto il suo significato originario e si trasforma in puro e semplice privilegio. Per la sinistra al governo, per le grandi famiglie industriali e per le oligarchie sindacali. Tutti gli altri, a partire dagli stessi lavoratori delle aziende dei “poteri forti”, non solo non possono usufruire di tale privilegio ma ne debbono addirittura sopportare il peso ed i salati prezzi. La sinistra al governo si preoccupa esclusivamente di blindarsi nelle stanze del potere, tratta da nemiche tutte le categorie estranee al mondo dell’industria e per questo suo atteggiamento arriva addirittura a penalizzare pesantemente il proprio blocco sociale di riferimento. I disagi ed i sacrifici che derivano dalla conflittualità nel settore dei servizi ricadono su tutti, anche sui lavoratori dell’industria. Con l’aggravante che quest’ultimi sono addirittura privati della normale dialettica sindacale e sono costretti a sopportare senza reagire il peso delle intese che sindacati e “grandi famiglie” hanno stipulato sopra le loro teste. Il fenomeno va approfondito. E deve spingere il centro destra a compiere una scelta precisa sul terreno sociale. Si tratta di rovesciare l’impostazione del centro sinistra. Da un lato privilegiare il settore e le categorie dei servizi senza temere la reazione della Cgil e le eventuali manifestazioni di massa. Dall’altro riattivare la normale dialettica sindacale all’interno delle grandi aziende dell’industria convincendo i lavoratori che in questi anni di paralisi le oligarchie sindacali e la sinistra non hanno difeso i loro interessi ma solo quelli
propri.
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