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  Le due personalizzazioni
31 marzo 2000

La campagna elettorale del centro sinistra si sviluppa su due linee precise. Quella della personalizzazione dello scontro con Silvio Berlusconi elaborata da Walter Veltroni al congresso di Torino ed imposta a tutti gli alleati della coalizione governativa. E quella della personalizzazione della maggioranza nella figura del presidente del Consiglio studiata e realizzata da Massimo D'Alema. Le due linee rispondono a precise logiche. Walter Veltroni ha deciso di riprodurre modello della contrapposizione frontale portato avanti negli anni Ottanta e Novanta dal "partito Rai" contro le televisioni commerciali berlusconiane. Lo ha fatto perché la sua unica e grande esperienza politica è solo quella della lotta ad oltranza alla televisione privata portatrice della moderna cultura liberaldemocratica in nome di una Tv pubblica garante della cultura statalista e cattocomunista egemone da alcuni decenni nel nostro paese. 

Non va dimenticato, a questo proposito, che Veltroni fu l'ispiratore delle campagne contro gli spot commerciali e per il referendum che voleva cancellare le televisioni private nel nostro paese. Che ha sempre considerato Silvio Berlusconi il simbolo negativo del mondo che aborrisce in nome della presunta "centralità" dell'azienda radiotelevisiva pubblica intesa come ultimo baluardo della società del compromesso storico. Veltroni, in sostanza, da quando è segretario dei Ds ha sempre ispirato il proprio operato al solo ed unico imperativo categorico del "delendo Berlusconi". Ed ha impostato la campagna elettorale dei Ds, imponendola a tutti gli altri alleati, esclusivamente sulla personalizzazione dello scontro con il Cavaliere. Qualcuno ipotizza che il segretario diessino hanno compiuto questa scelta nel tentativo di riattizzare gli entusiasmi sopiti dell'elettorato della maggioranza e nella speranza di recuperare con l'odio antiberlusconiano le grandi sacche di astensionismo della sinistra. Nella realtà la scelta di Veltroni è un semplice riflesso pavloviano o, se vogliamo, pascoliano. Un nome... e si alzò alto un nitrito.

Diversa, ma altrettanto chiara e netta, è la linea scelta dal presidente del Consiglio. D'Alema solo incidentalmente si contrappone al leader del Polo. In realtà ha trasformato la campagna elettorale delle regionali in una sorte di referendum personalizzato. Ormai chi vota per il centro sinistra vota per Massimo D'Alema. E non perché rappresenti il leader "pro tempore" della coalizione di governo. Ma perché si è trasformato nel simbolo stesso di una coalizione che senza il suo nome non può più sopravvivere. La ragione della scelta di D'Alema è più sofisticata di quella di Veltroni. Il Presidente del Consiglio è convinto che solo personalizzando l'attuale maggioranza si può sperare che il centro sinistra esca indenne dal voto del 16 aprile e trovi lo slancio per la campagna elettorale delle politiche del 2001. In più ha voluto premunirsi rispetto ai tentativi ricorrenti nel centro sinistra di strappargli la qualifica di leader incontrastato della maggioranza e naturale candidato a premier nella prossima legislatura. Le due linee della personalizzazione scelte da Veltroni e D'Alema hanno il grande merito di intrecciarsi tra di loro e di nascondere le divergenze e le profonde spaccature esistenti tra il presidente del Consiglio ed il segretario dei Ds. Ma hanno anche un difetto. Se il centro sinistra dovesse perdere le regionali, a rotolare non sarà una sola testa ma due.