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  I "momenti magici" di Tangentopoli
5 aprile 2000

Strana sorte quella del discorso di Giovanni Paolo II ai magistrati italiani. L’ala dura e giustizialista dell’Associazione nazionale magistrati lo ha subito considerato come una clamorosa conferma dell’assedio a cui la categoria è ormai sottoposta da qualche anno a questa parte. L’equivalente, sul versante religioso, degli attacchi che vengono lanciati contro i garanti dell’etica e della legalità dal versante politico. Non a caso alcuni di questi magistrati giustizialisti hanno collegato le parole del Papa con i prossimi referendum dei 21 maggio. E Giancarlo Caselli, forse in qualità di “pontefice” del “rito palermitano”, non ha esitato a polemizzare con il successore di Pietro sostenendo che in galera non ci vanno “i potenti” ma solo i “poveracci. 

Ancora più pesante e bizzarra, poi, è stata la reazione di Antonio Di Pietro. Il senatore del Mugello ha addirittura evitato di polemizzare con il Santo Padre. Ed è andato dritto e sicuro a chiedere il nome dell’oscuro suggeritore di Giovanni Paolo II. Come dire che il Papa è ormai talmente vecchio e malato che si lascia facilmente strumentalizzare da chi lo vuole usare per i propri inconfessabili fini politici. Non si è capito se Di Pietro sospetti che il suggeritore sia un qualche cardinale al soldo di Silvio Berlusconi o Silvio Berlusconi stesso. Di fatto ha liquidato il discorso del Papa come quello di un vegliardo un po’ svampito che non sa ciò che dice. L’ultima e più singolare reazione, infine, è venuta dal mondo dell’informazione. A nessuno dei direttori dei grandi media è venuto in testa che l’intervento di Giovanni Paolo II non può essere catalogato come una delle tante voci in polemica tra di loro sul tema della magistratura. 

E tutti si sono preoccupati di affiancare al resoconto dell’udienza papale una intervista a Francesco Saverio Borrelli, mitico “Papa” del Pool di Milano. Come a voler a voler dare un colpo al cerchio ed uno alla botte per non essere costretti a prendere comunque posizione. Proprio questo genere di reazioni indica l’atmosfera chiusa, asfittica ed oscurantista che caratterizza i clima sociale e politico del nostro paese. Per nascondere il significato del messaggio del Papa che ha vittoriosamente traghettato la Chiesa nel Terzo Millennio ponendola al centro dell’attenzione mondiale si è scesi fino all’insulto più volgare. Senza minimamente capire che Giovanni Paolo II non intendeva criticare la “rivoluzione giudiziaria” italiana ma voleva sollevare il problema generale del rapporto tra i diritti della persona e le disfunzioni della giustizia. E, soprattutto, che da dopo il discorso del Papa nel settore della giustizia italiana nulla sarà più come prima. Si volta pagina. In nome dei diritti e dei valori della persona umana. E chi non lo capisce, o tenta di nasconderlo, sarà costretto a rimanere ai margini dell’inevitabile processo di rinnovamento del mondo della giustizia. Magari a coltivare le proprie nostalgie per i vecchi e superati “momenti magici” delle manette ai polsi degli indagati.