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  A proposito dello sciopero
7 aprile 2000

Domani e dopodomani "L'opinione delle libertà" non sarà in edicola. La ragione non dipende dalla nostra adesione allo sciopero indetto dal sindacato dei giornalisti (la Fnsi) nel quadro del confronto in atto con la Federazione degli Editori (la Fieg) nel quadro del rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Dipende da una ragione molto più prosaica e concreta . Se "L'opinione delle libertà" dovesse andare comunque nelle edicole la nostra società editrice dovrebbe sobbarcarsi da sola quei costi di distribuzione che in condizioni di normalità vengono suddivisi tra più testate. Ed il prezzo dell'operazione sarebbe in ogni caso superiore all'incasso delle vendite. Non partecipiamo, quindi, allo sciopero. Ma siamo costretti a subirlo con un doppio motivo di disappunto e di irritazione. 

Il primo dipende dalla natura assolutamente strumentale di questa agitazione proclamata dalla Fnsi. Il sindacato dei giornalisti si è imbarcato in un rinnovo del contratto nazionale di lavoro portando avanti la solita piattaforma paleolitica, neoluddista e reazionaria cara alla corrente di sinistra che ha egemonizzato gramscianamente la Fnsi e l'ha trasformata in una protesi ottusa di Botteghe Oscure e dei suo responsabile del settore informazione Giuseppe Giulietti. Chiunque abbia un minimo di conoscenza della categoria giornalistica e dei suoi problemi sa che nessun punto della piattaforma può essere accolto . Pena un disastroso ritorno al passato proprio nel momento in cui bisognerebbe progettare il salto verso il futuro. E lo stesso vertice della Fnsi ne è consapevole. Tanto che fino ad ora ha sempre messo la massima sordina alla trattativa contrattuale.

Lo sciopero, quindi, non ha nulla a che spartire con il contratto. Anche perché la recente presentazione di una dissennata nuova legge per l'editoria (se venisse approvata nel testo attuale il cinquanta per cento degli giornali oggi in edicola dovrebbe chiudere con conseguenze incalcolabili sull'intero settore) ha registrato una piena ed inquietante sintonia tra il vertice della Fnsi e quello della Fieg sull'esigenza di tutelare solo i grandi gruppi editoriali e di risolvere i problemi dell'"Unità". Di qui la seconda ragione di disappunto ed irritazione. La vera ragione dei due giorni di silenzio stampa é solo ed esclusivamente politica. Ad una settimana dal voto del 16 aprile il sindacato-protesi dei Ds ha voluto dare il suo contributo alla traballante coalizione di governo decidendo di staccare la spina dell'informazione. In apparenza la decisione di provocare l'interruzione del flusso di comunicazioni elettorali dovrebbe danneggiare ugualmente tutte le forze politiche in campo. In realtà, visto che fino ad ora la campagna elettorale del centro destra é stata infinitamente più efficace del centro sinistra, lo sciopero ha tutta l'aria di puntare a mettere in difficoltà l'opposizione. 

Ancora una volta, però, questi calcoli meschini e miserevoli rischiano di risultare controproducenti. Non solo perché alcuni giornali d'area moderata che se lo possono permettere saranno in edicola. Ma soprattutto perché il distacco della spina informativa non servirà solo a ridurre l'attenzione mediatica sulla nave di Berlusconi ma finirà soprattutto a cancellare due giorni alla controffensiva propagandistica della maggioranza. Tutto a pochi giorni dal voto del 16 aprile. Questo riduce il disappunto. Ma non lo cancella. Così come dovrebbe cominciare a far riflettere i giornalisti italiani sulla necessità di liberarsi al più presto dell'attuale gruppo dirigente della Fnsi. Per ridare futuro e dignità ad una categoria che non é una protesi. Per garantire una informazione più corretta all'opinione pubblica del paese.