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  Il furbo ed il suonato
11 aprile 2000

Il centro sinistra ha esploso i suoi due botti finali di una campagna elettorale condotta fino ad ora nella massima sordina e con scarsa convinzione. Eugenio Scalfari ha denunciato il presunto complotto di Forza Italia e della Lega volto a conquistare le regioni del Nord ed a spaccare in due il paese ripristinando il Borbone a Napoli e la Repubblica Cisalpina a Milano. E Massimo D'Alema ha lanciato un appello al dialogo ai radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino invitandoli a confrontarsi con la sinistra progressista in nome della necessità di cambiare ed innovare il paese. Il complotto denunciato da Scalfari non merita neppure di essere commentato. Sono quasi quarant'anni che l'ex direttore de "La Repubblica" vede oscuri progetti eversivi dietro ogni possibile angolo. E sono sempre quarant'anni che le sue ossessioni si rivelano essere delle invereconde bufale. In un paese normale sarebbe già stato costretto a ricorrere alle cure di qualche serio psichiatra. Tanto più che giunto in tarda età é stato colto anche da sindrome di onnipotenza ed onniscienza acute. 

Ma delle balle e delle ossessioni scalfariane gli italiani ne hanno fatto abbondantemente il pieno. E sarà pure il caso che s'incominci a considerarle per quelle che effettivamente sono : delle sciocchezze buone solo ad allargare il più possibile la bocca dei gonzi.  Diverso, invece, è l'atteggiamento da tenere nei confronti dell'invito al dialogo lanciato ai radicali da parte del presidente del Consiglio. In questo caso la faccenda é sicuramente più seria. Ma non per le ragioni indicate da Marco Pannella che si è mostrato compiaciuto dell'atteggiamento di D'Alema e lo ha definito come un preciso segnale di conversione del leader del centro sinistra alle battaglie di modernizzazione e di liberalizzazione della società portate avanti da sempre dai radicali. La serietà della faccenda dipende da tutt'altre ragioni. Se Pannella vuole credere sul serio alla conversione ( o vuol far credere di credere ) si accomodi pure. 

Ma la verità é di tutt'altro genere. Ed emergerebbe con grande facilità se non ci fossero motivi elettorali che spingono a dimostrare di aver "battezzato" al liberismo l'"infedele" per sperare di ottenere qualche voto in più il 16 aprile. Può, chi siede a Palazzo Chigi grazie al sostegno determinante dei comunisti di Cossutta, degli statalisti del Ppi, dei dirigisti dei Democratici e dei post-comunisti di Botteghe Oscure e della Cgil, diventare improvvisamente liberale, liberista, libertario? La risposta è scontata. Come non mancherà di confermare l'appuntamento dell'ormai prossimo 21 maggio. Ed allora in che consiste l'operazione di D'Alema? Anche in questo caso la risposta è scontata. Si tratta del classico espediente con cui alla vigilia di un voto di grande valenza politica il leader di una maggioranza traballante tenta di strappare qualche voto sull'unico versante dove può sperare di ottenere un qualche risultato. 

Perché votare per i radicali se il centro sinistra si é convertito alla rivoluzione liberale? Non è meglio dare il voto a chi ha la possibilità di realizzare la rivoluzione con la forza del proprio ruolo di maggioranza piuttosto che darlo a chi continua a languire e ad isterilirsi nel ruolo di terza forza marginale? Questi, in sostanza, sono i messaggi lanciati dal Presidente del Consiglio. E Pannella farebbe bene a "temere D'Alema et dona ferentes "ed a ricordarsi che per fare una qualunque rivoluzione vanno bene tutti . Ma per fare una rivoluzione liberale ci vogliono i liberali. Non i post-comunisti. Il Polo, intanto, ringrazia. L'apertura di D'Alema e la soddisfazione di Pannella e della Bonino sciolgono gli ultimi dubbi dell'elettorato in bilico tra centro destra e radicali. Se votare per questi ultimi vuol dire votare per D'Alema, la scelta per il Polo diventa praticamente obbligata.