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Una cantina per Scalfaro 13 aprile 2000 Sull’accordo tra il Polo e la Lega per un nuovo patto tra Nord e Sud è calata la scomunica dell’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. In una intervista a “Repubblica” il senatore a vita ha sostenuto che con l’intesa tra il centro destra ed i leghisti il paese corre il rischio di una pericolosa lacerazione. Il pericolo, secondo Scalfaro, nascerebbe da Umberto Bossi. Il leader leghista minaccia la Costituzione e l’integrità della nazione. La scomunica dell’ex capo dello Stato si presta a diverse valutazioni. La prima, più immediata, è la conferma che Scalfaro non vuole in alcun modo rinunciare al ruolo di “Lord protettore” del centro sinistra che si è tanto abilmente ritagliato durante gli anni della propria permanenza al Quirinale. Alla vigilia del voto del 16 aprile la maggioranza vacilla e corre il rischio di subire una batosta che nelle regioni settentrionali potrebbe assumere l’aspetto di una vera e propria disfatta? Ecco che il nume tutelare scende in campo. E scaglia fulmini e saette contro i nemici di Massimo D’Alema e compagni di vario colore. La seconda considerazione, più scontata, riguarda l’incredibile labilità di memoria di cui soffre Oscar Luigi Scalfaro. I suoi ricordi del ’95 non sono esatti. Non è vero, come lascia credere, che all’epoca del “ribaltone” si limitò a registrare la rottura tra Bossi e Berlusconi svolgendo il ruolo di semplice “notaio” della Costituzione. E’ vero, al contrario, che fu il principale artefice del “golpe legale” organizzato ai danni di quella maggioranza degli italiani che avevano mandato al governo lo schieramento di centro destra e non chiedevano né governi “ tecnici” del presidente, né trasformismi della peggiore specie. Il “golpe” ai danni del governo Berlusconi e dei suoi elettori si fondò sulla garanzia data da Scalfaro a Bossi che dopo il “ribaltone” non ci sarebbero state elezioni anticipate. Allora, in sostanza, il leader leghista, pur non nascondendo affatto le proprie velleità secessioniste, venne giudicato affidabile e “costituzionalmente corretto”. Adesso, invece, dopo che ha abbandonato la predicazione secessionista e si è convertito all’unità del paese in nome di una esigenza superiore di cambiamento e di innovazione, si trasforma in un pericolo per la democrazia.E’ giusto sottolineare le incredibili contraddizioni scalfariane. Ed il suo forsennato conservatorismo che si sposa perfettamente con il carattere reazionario e passatista della maggioranza di centro sinistra. Ma forse è anche meglio prendere spunto dall’intervista dell’ex presidente della Repubblica per incominciare a riflettere su una considerazione diversa e più generale. Le sciocchezze di Scalfaro fanno il paio con i vaniloqui di Eugenio Scalfari. E queste penose esibizioni di partigianeria si affiancano a loro volta con le ossessioni ricorrenti dei vari Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca e di altri altri “grandi vecchi” che continuano a farla da padroni nel panorama politico e culturale italiano. Questo non indica che la saggezza, l’esperienza e la capacità si trovano dalla parte del centro sinistra e della maggioranza al governo. Dimostra che a difendere il sempre più pencolante e sbrindellato quadro politico ci sono soltanto le “vecchie glorie” del tempo passato. Quelle che parlano del presente ma con la testa e con il cuore sono rimasti fermi ad un passato sempre più lontano e superato. A Scalfaro, quindi, non va soltanto una raffica di critiche. Ma anche un ringraziamento. Per aver contribuito a mettere in mostra di fronte agli occhi degli elettori che il centro sinistra ed i suoi più autorevoli
sostenitori sono solo dei pezzi da museo. Non da esibire ma da chiudere in
cantina.
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