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  Il vero significato del voto
18 aprile 2000

La legge della politica è inesorabile. Stabilisce che le vittorie hanno molti padri e le sconfitte uno solo. E così all’interno del centro sinistra non è stato affatto difficile individuare immediatamente il primo ed unico responsabile della rovinosa sconfitta registrata alle elezioni regionali. A pagare spetta a Massimo D’Alema, indicato come il solo colpevole di una batosta che, in formato ridotto ma con effetti addirittura maggiori, rassomiglia a quella subita dallo schieramento progressista nel marzo del ‘94. Di fronte a questa ennesima applicazione della antica pratica del “capro espiatorio” non saremo certo noi a prendere le difese del presidente del Consiglio. E’ vero che nella sua corsa a compiere errori Massimo D’Alema è stato affiancato con particolare efficacia da tutti i leader dei partiti della coalizione, a cominciare dal segretario dei Ds Walter Veltroni. E che avrebbe il diritto di pretendere un po’ di compagnia sul banco degli imputati in cui il centro sinistra pretende di lasciarlo solo. 

Ma la legge della politica è questa. Ed è normale che a scontare le colpe collettive di tutto lo sconclusionato schieramento governativo sia il solo presidente del Consiglio. D’altro canto D’Alema ne era perfettamente consapevole quando ha deciso di personalizzare al massimo la campagna elettorale trasformandola in un vero e proprio referendum sulla sua attività a Palazzo Chigi. Ma basterà al centro sinistra far metaforicamente rotolare la testa del Premier per risolvere i propri problemi e guarire le proprie laceranti ferite? Se il significato del voto di domenica fosse soltanto quello della condanna e della bocciatura del governo di Massimo D’Alema il sacrificio del “capro espiatorio” avrebbe un effetto sicuramente positivo. La maggioranza potrebbe sostituire il leader post-comunista sconfitto con un altro leader meno supponente e più umanamente simpatico. Magari scegliendolo non più tra i diessini arroganti e perdenti ma tra gli ex “sindaci” emergenti di collocazione più moderata o tra quei centristi che proprio perché sempre più sbiaditi possono sperare di non suscitare nuovi rigetti da parte della maggioranza degli elettori italiani. 

Ma il voto non ha segnato solo la bocciatura del governo e di chi lo rappresenta. E’ stato molto di più. Sia in dimensione che in profondità. Nelle urne gli italiani hanno messo l’insopprimibile voglia maturata in quattro anni di gestione ottusa ed autoritaria del potere da parte della sinistra. Quella di dare finalmente una prima e violenta spallata contro quel metaforico Muro di Berlino che in Italia è riuscito a rimanere incredibilmente in piedi malgrado la rovina e la distruzione di quello vero. Il senso del voto è dunque più complesso di quanto possano immaginare i dirigenti del centro sinistra. La maggioranza del paese ha invitato D’Alema a sloggiare da Palazzo Chigi non solo perché si tratta di un presidente del Consiglio poco comunicativo ed antipatico. Ma soprattutto perché non vuole più essere governata da una sinistra che malgrado i cambi di nomi e di atteggiamenti esteriori è rimasta ferma a prima del fatidico ’89. Domenica il Muro è ricaduto. E per eliminarne definitivamente le rovine non c’è altra strada che le elezioni anticipate.