![]() |
|
Il senso del governicchio 28 aprile 2000 Il nuovo governo di Giuliano Amato non è ancora nato e già il rappresentante dei Democratici Arturo Parisi chiede un vertice per il 2 maggio allo scopo di verificare l'esistenza della maggioranza di centro sinistra. Basta questo per formulare l'unico giudizio possibile della nuova compagine governativa: un governicchio di transizione che serve solo ad evitare uno scioglimento della legislatura che porterebbe ad una totale disfatta del centro sinistra ed a far passare il prossimo anno elettorale tra molte chiacchiere e nessun fatto concreto. Questo giudizio fotografa alla perfezione lo stato di sbandamento e di lacerazione che caratterizza la maggioranza. E rende addirittura esilarante la ricorrente accusa di inadeguatezza e di inaffidabilità che il centro sinistra rivolge in continuazione al centro destra nel tentativo di impedirne la marcia verso la conquista del paese. Eppure, malgrado la bocciatura politica sostanziale, l'aborto governativo di Giuliano Amato ha inconsapevolmente assunto una sua particolare valenza politica. Non è solo l'esecutivo della discordia, delle spartizioni di poltrone, dell'occupazione del potere e del perditempo in attesa della scadenza naturale della legislatura. E' anche il primo governo guidato da un non post-comunista dopo l'esperienza del primo governo guidato da un post-comunista. Ed in questa luce assume oggettivamente un significato preciso ed inequivocabile. Nel suo discorso a Montecitorio il Presidente del Consiglio si è guardato bene dal fare un semplice accenno a questo significato. E si capisce il perché. Se lo avesse appena tentato la propria risicata maggioranza sarebbe evaporata nel giro di qualche minuto. Il significato, infatti, riguarda i Ds, cioè il partito di maggioranza relativa della coalizione governativa. E stabilisce che il fallimento di un governo a guida post-comunista è stato talmente profondo e clamoroso da rendere possibile la formazione di un governo guidato da un post-socialista. Suo malgrado, dunque, Amato è un simbolo negativo. Agli occhi della sinistra giustizialista rappresentata oggi da Antonio Di Pietro è la dimostrazione vivente di come l'esperienza di un Ds a Palazzo Chigi abbia fatto cadere così in basso lo schieramento
progressista. Agli occhi dei moderati, non solo quelli del centro destra ma anche i pochi che ancora rimangono nel centro sinistra, è la dimostrazione indubitabile che dopo D'Alema nessun altro post-comunista potrà mai più tornare alla guida di un qualsiasi esecutivo nazionale.
All'interno dei Ds nessuno fino a questo momento appare consapevole di questo significato del governo Amato. Ma presto o tardi a Botteghe Oscure arriverà il momento di una analisi corretta del voto del 16
aprile, dell'esperienza di governo e di come è stato gestito il partito
in questi ultimi anni. Ed allora la consapevolezza che il treno è passato e che gli eredi del Pci l'hanno perso per sempre incomincerà a farsi strada. E con la consapevolezza arriverà anche la resa dei conti per i responsabili della catastrofe. Primi fra tutti D'Alema per un verso e Walter Veltroni per l'altro, i due amici-nemici uniti da uno stesso amaro destino . Sono riusciti a portare il partito a toccare la tanto agognata altra sponda del guado. Ma l'hanno fatto in maniera talmente maldestra che lo hanno fatto ricadere in mezzo alla vecchia corrente della "conventio ad excludendum".
|