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Il curatore fallimentare 29 aprile 2000 Esigenze tipografiche e distributive impongono che il nostro giornale venga chiuso prima delle 20. Non siamo così in grado di fornire e commentare l’esito del dibattito parlamentare sulla fiducia al governo di Giuliano Amato. Possiamo solo avanzare la previsione che, sia pure con un margine di pochissimi voti dovuto non ad una chiara maggioranza dell’assemblea di Montecitorio ma alle interessate astensioni di alcuni deputati allo sbando, la coalizione del rabberciato centro sinistra riesca ad ottenere un faticoso placet. Ma se anche questa previsione risultasse errata e la votazione riservasse la sorpresa di una amara bocciatura del “secondo Gabinetto Amato”, la valutazione complessiva della vicenda non cambierebbe di molto. Non è detto che la strada delle elezioni anticipate si aprirebbe automaticamente. Per far svolgere comunque i referendum del 21 maggio il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi potrebbe giocare la carta del governo istituzionale presieduto dal presidente del Senato Nicola Mancino. Se poi la previsione venisse confermata dal voto e l’esecutivo di Amato riuscisse a prendere corpo sotto forma di governo di minoranza, il risultato politico complessivo sarebbe sostanzialmente identico a quello della ipotesi della bocciatura. Nei fatti il tentativo di riesumare il centro sinistra è in ogni caso fallito miseramente. Può anche essere che grazie all’astensione di qualche ex leghista o di qualche dissennato referendario, la compagine ministeriale possa prendere il via. Ma la sua è una marcia da morto vivente. Lo schieramento politico che aveva vinto le elezioni del ‘96 ed era stato legittimato a governare il paese si è definitivamente dissolta. Al suo posto c’è un simulacro di coalizione formata da vari gruppi di zombi che, in perenne litigio tra di loro, sono destinati a trasformare il fallimento politico di oggi in totale e definitivo disastro elettorale di domani. Il futuro di questi zombi non è di far rinasce il centro sinistra ma solo di rinviare di qualche mese (e comunque meno di un anno) l’appuntamento con le elezioni politiche generali. Non ci sono altri obbiettivi possibili oltre quello di evitare il ricorso immediato al corpo elettorale. Non c’è la possibilità di realizzare una qualsiasi riforma elettorale viste le divergenze della maggioranza e la totale indisponibilità dell’opposizione al dialogo. E non c’è la speranza di assicurare neppure l’ordinaria amministrazione governativa dato che l’eventuale voto positivo della Camera apre la più lunga campagna elettorale dell’Italia repubblicana ed impedisce ogni tipo di attività diversa dalla propaganda o dalle iniziative clientelari. In queste condizioni è facile comprendere come gli zombi non possano far altro che trasformare il fallimento di oggi nel totale disastro di domani. Tra un anno, dopo mesi e mesi di lacerazioni e di litigi, tra le forzature di Di Pietro, le vendette di D’Alema, le spaccature dei Verdi e l’inevitabile esplosione delle mille contraddizioni interne della sinistra, non ci potrà essere alcun rilancio della maggioranza del ‘96. Solo la resa a discrezione ad un centro destra che questa volta non si farà turlupinare come dopo la vittoria del ‘94. D’altro canto è il destino di Giuliano Amato. E’ stato il curatore fallimentare del craxismo. Lo sarà anche del centro sinistra della Seconda Repubblica mai nata.
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