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  Le due strategie
9 maggio 2000

Enrico Boselli è convinto che la discussione sul decreto “pulisci-liste” sia del tutto inutile. A suo parere il quorum sui referendum non sarà raggiunto. Neppure se la ripulitura dovesse abbassarlo di un milione. Ma la riflessione pratica e concreta del segretario dello Sdi cozza con la natura incredibilmente politica che la questione del decreto “pulisci-liste” ha assunto negli ultimi giorni. E finisce, paradossalmente, con il perdere tutto il suo realismo e tutta la sua concretezza. La ragione è che la faccenda del decreto è diventata la cartina di tornasole della grande spaccatura tra opposte prospettive politiche e strategiche che divide il centro sinistra. E questo rende del tutto irrealistico immaginare che il governo possa varare il decreto della discordia nella tranquilla convinzione che tanto la sicura mancanza di quorum riuscirà a sanare l’ultima e più grande lacerazione della maggioranza. 

Se Amato sceglie la via del decreto l’Udeur di Clemente Mastella ed i gruppi del Ppi che non si sono ancora arresi all’idea che il centro sinistra si trasformi nel partito unico della sinistra egemonizzato dai Ds, sono costretti a mandare in crisi il governo che da soli dieci giorni hanno contribuito a mettere in piedi. Viceversa, se Amato rinuncia al decreto, i Ds ed i Democratici possono anche trangugiare in silenzio l’amara pozione, ma sono altrettanto obbligati a prendere atto che la maggioranza è divisa in maniera irreparabile e che il proprio destino è ormai inesorabilmente separato da quello dei “cespugli” del centro.Il decreto, in sostanza, è il punto di scontro di due precise strategie elaborate in vista delle future elezioni politiche e dei cinque anni della prossima legislatura. Quella dei centristi del centro sinistra e quella dei Ds e del resto della sinistra non antagonista. Entrambe sono fondate sulla piena consapevolezza che dopo le europee e le regionali il centro sinistra sia destinato a perdere pesantemente anche le politiche. 

Ma la prima, quella dei centristi, prevede la conservazione del ruolo autonomo dei cattolici democratici, magari nel ruolo di “terza forza” tra il centro destra trionfante ed una sinistra ricompattata sui Ds e destinata a cinque anni di opposizione. Con la possibilità di trovare nel corso del tempo formule di avvicinamento e di collaborazione con la futura maggioranza. E la seconda, quella delle sinistre, punta apertamente sulla trasformazione dell’intero centro sinistra (tranne le frange mastelliane e mezzo Ppi) in un partito unico destinato a diventare il polo alternativo d’opposizione allo schieramento berlusconiano. Le due strategie sono alternative e fatalmente antagoniste. E per essere realizzate hanno bisogno del supporto della legge elettorale. Di qui l’importanza determinante del decreto e del referendum. Se il quorum salta e si creano le condizioni per una nuova legge ispirata sia al modello tedesco, sia a quello delle regioni, i “cespugli” possono sperare di sopravvivere. E di creare l’altra gamba dell’opposizione. Se il quorum si raggiunge ed il maggioritario si rafforza, i Ds non hanno più ostacoli lungo la strada della formazione del partito unico di un centro sinistra totalmente allineato alle indicazioni di Botteghe Oscure. E’ probabile che per evitare la rottura il Presidente del Consiglio convinca la maggioranza ha rinunciare alla strada del decreto ed a prendere quella del disegno di legge da approvare dopo il referendum. Ma il nodo strategico rimane. E, presto o tardi, è destinato a strangolare il governo delle contraddizioni e dei contrasti.