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  La corsa contro il tempo
12 maggio 2000

“Maggioranza triquetra est”. Il nuovo centro sinistra uscito dalle elezioni del 16 aprile non ha nulla a che spartire con la Britannia descritta da Cesare. Ma la sua forma è ormai ugualmente caratterizzata da tre parti distinte. C’è la sinistra guidata dai Ds su cui gravitano i Verdi, i Democratici e gli altri spezzoni della diaspora post-comunista con la sola eccezione di Rifondazione. C’è il centro con Mastella, parte del Ppi e Dini che punta apertamente a coagularsi attorno al segretario della Cisl Sergio D’Antoni per lanciarlo come candidato premier alle elezioni di fine legislatura. Ed, in mezzo, c’è Giuliano Amato con il suo governo precario e con la pattuglia dei socialisti collaborazionisti di Enrico Boselli che tenta di svolgere il ruolo di ago della bilancia per poi proporsi come l’unico in grado di mediare tra le due fazioni in lotta e guidare il governo anche nella prossima legislatura. 

Questa tripartizione non stupisce affatto. E’ la normale conclusione di un inevitabile e naturale processo di semplificazione della galassia del centro sinistra. Ciò che invece deve far pensare è la dinamica che d’ora in avanti le tre parti sono destinate a sviluppare. Amato ed il governo, proprio perché indirizzato ad essere il punto di mediazione tra le due anime della sinistra e del centro, non può permettersi alcun tipo di accelerazione programmatica e politica ma deve necessariamente paralizzarsi in un estenuante lavoro di mediazione continua. L’esempio della vicenda del decreto “pulisci liste” è illuminante. Ed indica con precisione l’unico lavoro su cui il presidente del Consiglio potrà impegnarsi nei prossimi mesi. 

Diverso, invece, il destino degli altri due spezzoni della maggioranza. Tra loro è ormai partita una specie di corsa contro il tempo. Con i centristi nell’affannosa ricerca di tutti i pretesti in grado di poterli ricompattare e di creare le condizioni per il lancio in grande stile in autunno della candidatura a premier di Sergio D’Antoni. E con i Ds ed il resto della sinistra nella disperata rincorsa dei centristi per impedire loro di dare vita a quella aggregazione capace di esprimere una forte candidatura al premierato che renderebbe impossibile il ritorno di un esponente post-comunista a Palazzo Chigi e che nei fatti determinerebbe la rinascita del “fattore K” in Italia. In queste condizioni è inutile sottolineare come il compito di mediazione di Giuliano Amato sia addirittura disperato. E che la sua speranza di essere il terzo a godere dello scontro tra i due litiganti sia appesa ad un filo sempre più sottile. 

Molto più utile è invece sottolineare come la corsa contro il tempo di centristi e diessini corra sempre più il rischio di subire una clamorosa e traumatica interruzione.Nessuno deve sottovalutare la minaccia di elezioni anticipate lanciata da Pietro Folena al Ppi. Non si tratta della solita esibizione di arroganza da parte del giovane e presuntuoso numero tre di Botteghe Oscure. Si tratta, molto più seriamente, della spia del disagio crescente all’interno della Quercia per una situazione in cui i principali alleati della sinistra sono quelli che più di ogni altro puntano al suo logoramento. Tra i Ds, in sostanza, sale la spinta a negare un anno di tempo ai centristi per consentire loro di conquistare l’egemonia sulla sinistra. Ed incomincia a diffondersi l’idea che solo le elezioni anticipate possano bloccare questo processo evitando il logoramento della sinistra. Il ragionamento è semplice. Visto che il centro destra è destinato a vincere le elezioni, tanto vale puntare a rinforzare la sinistra per assicurarle almeno l’egemonia della futura opposizione.