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La doppia lama dei referendum 16 maggio 2000 Gianfranco Fini sostiene che se i referendum si concluderanno con la vittoria di sette "si" scoppierą il panico all'interno della maggioranza. A loro volta i dirigenti Ds affermano che se non si dovesse arrivare al quorum sarą molto difficile per Botteghe Oscure continuare a logorarsi per il governo di Giuliano Amato e si aprirą la concreta prospettiva di elezioni anticipate in ottobre. In apparenza si tratta di valutazioni antitetiche. Ma in realtą combaciano perfettamente. Qualunque possa essere l'esito dei referendum é chiaro fin da ora che a pagarne le conseguenze sarą comunque l'attuale maggioranza di governo. Se scatta il quorum e passano i referendum la coalizione viene investita da una gigantesca valanga di indicazioni di taglio liberale e liberista nei settori del lavoro e della giustizia. Certo, esiste sempre la possibilitą che la volontą popolare espressa nei referendum possa essere ancora una volta disattesa. Ma resterebbe l'effetto dirompente sul quadro politico di una serie di scelte popolari dirette a sbriciolare il blocco sociale su cui poggia il centro sinistra. Ed é facile prevedere che l'ultimo scorcio della legislatura sarebbe caratterizzato dalla ripresa di una grande battaglia di liberalizzazione della societą italiana condotta dall'opposizione, compresi i partiti attualmente astensionisti . Il quorum, in sostanza, spaccherebbe ulteriormente la maggioranza e darebbe all'opposizione gli argomenti della prossima campagna elettorale. L'ipotesi opposta é poi ancora pił devastante per il governo e lo schieramento di centro sinistra. L'eventuale vittoria dell'astensione imprimerebbe la spinta finale all'operazione diretta dai "cespugli" centristi a staccare il loro piccolo "centro" dalla sinistra e dare vita ad una "terza forza" destinata a riproporre una versione aggiornata della politica dei "due forni" tra i due grandi schieramenti in campo. Il Ppi, l'Udeur e Rinnovamento, con o senza il sostegno e la benedizione di Sergio D'Antoni, si butterebbero a corpo morto nella sola impresa in grado di dare loro una qualche prospettiva di sopravvivenza. Ed a quel punto ai Ds non rimarrebbe altro che una alternativa secca. O la decisione di continuare a logorarsi per sostenere il governo Amato e per consentire agli infidi alleati "centristi" di completare l'operazione di sganciamento protetti e
sostenuti dai loro rappresentanti governativi. O la scelta di puntare alle elezioni anticipate per far fallire il progetto della "terza forza" e creare le
condizioni per dare alla sinistra la piena e completa egemonia dello schieramento d'opposizione nella prossima legislatura. Il quorum, dunque, allunga la vita del governo ma la rende sempre pił drammatica e faticosa. La vittoria dell'astensione, viceversa, rende impossibile la vita del governo e spiana la strada ad elezioni anticipate in autunno. Molti si chiedono quale delle due strade convenga di pił
all'opposizione . Fini pensa che sia la prima. Berlusconi é per la seconda. Ma c'é un quesito pił importante a cui dare una risposta. Quale delle due ipotesi
conviene di pił al paese? Quella di un anno di paralisi continua o quella della verifica politica anticipata? Per noi non ci possono essere dubbi. Soprattutto se all'impegno per l'astensione seguisse un impegno altrettanto sentito per trasformare i quesiti referendarie in proposte di legge
nella prossima legislatura.
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