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A proposito del referendum 20 maggio 2000 Nei confronti dei referendum ho sempre mantenuto una posizione assolutamente “laica”. Non li ho mai trasformati in un dogma a cui affidarsi ciecamente. E li ho sempre valutati, ad esclusione di quelli legati alle grandi scelte di coscienza e di civiltà come il divorzio e l’aborto, in termini di valore ed utilità politica generale. Rispetto ai referendum di domenica prossima mantengo lo stesso criterio di giudizio. Ed anche se la mia è una tesi in controtendenza rispetto a quella dominante nell’area liberale della Casa delle Libertà, la ribadisco ugualmente per dovere di chiarezza nei confronti dei lettori. Condivido in pieno tutti i quesiti referendari ad esclusione di quelli sull’abolizione della quota proporzionale nel sistema elettorale e del finanziamento dei partiti. Non perché il maggioritario non mi convinca o non consideri necessario affrontare una volta per tutte il problema del finanziamento della politica. Ma perché l’abrogazione delle norme vigenti provocherebbe guai molto più gravi di quelli che si vorrebbero eliminare. Il “Mattarellum” senza la quota proporzionale renderebbe il paese o ingovernabile o autoritario. La fine dell’attuale sistema di finanziamento pubblico ridarebbe una veste di semilegittimità ad una corruzione che non è stata affatto spazzata via dalla cosiddetta rivoluzione giudiziaria degli anni ‘90. Sui restanti quesiti, invece, sono perfettamente d’accordo. Li considero indicazioni preziose per un progetto complessivo di riforma liberale del paese. Ed anche se l’esperienza ha dimostrato come la volontà popolare espressa mediante i referendum venga sistematicamente disattesa, non avrei alcuna difficoltà a sostenerli. Ma il valore politico dei referendum non è legato ai loro contenuti specifici. Riguarda la tenuta della maggioranza e le sue profonde contraddizioni interne. Se passa il si all’abolizione della quota proporzionale i Ds non avranno più ostacoli nella realizzazione del loro progetto egemonico attraverso la formazione di un partito unico del centro sinistra. Saranno loro a scegliere i candidati nei singoli collegi. E si può stare certi che utilizzeranno questo potere senza sconti per nessuno. Se il quorum non si raggiunge, viceversa, i Ds debbono rinunciare a realizzare la loro egemonia attraverso la legge elettorale e sono costretti a giocare al più presto le loro carte sul terreno della politica. Puntando alle elezioni anticipate per bloccare il progetto terzaforzista attribuito al segretario della Cisl Sergio D’Antoni, evitare il logoramento derivante dal sostegno al governo e confermarsi nella prossima legislatura l’unica alternativa al centrodestra al governo.La conclusione, quindi, è che l’esito dei referendum può risultare determinante per la sorte del governo e della legislatura. Di qui la mia convinzione che la scelta migliore dell’elettorato di centro destra sia quella di puntare a far saltare il quorum per cercare di far saltare anche la maggioranza di governo. Non in nome dell’interesse di schieramento ma per evitare che le contraddizioni della maggioranza e la sua incapacità di governare paralizzino il paese fino alla scadenza naturale della legislatura. Ma c’è una seconda considerazione che mi preme esprimere. Proprio perché L’opinione delle libertà è stato e vuole rimanere una voce ed un punto di riferimento dell’area liberale. Per i liberali questa storia dei referendum prima si chiude e meglio è. E’ sicuramente servita a ritagliare uno spazio ed a caratterizzare una posizione all’interno del centro destra. Ma lo ha fatto in termini negativi marchiando gli uomini dell’area liberale con l’etichetta dei protestatari per principio che frenano la marcia di sfondamento del Polo e rischiano di intaccarne la sua immagine unitaria. Da lunedì, qualunque sia stato l’esito della consultazione, i referendum saranno archiviati. Ed i liberali dovranno affrettarsi a modificare questa etichetta. Dal ‘94 ad oggi, sia pure senza riconoscimenti di sorta e grazie alla sola forza delle proprie idee e dei propri valori, hanno rappresentato l’ala propulsiva ed innovatrice dello schieramento alternativo al centro sinistra. Debbono ritornare ad esserlo. Rinunciando alla retroguardia per riprendere il loro ruolo naturale di avanguardia. Non bisogna dimenticare, infatti, che l’alternativa alla sinistra non è referendaria. E’ liberale.
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