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La
scelta di Amato 23 maggio 2000 Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi non si è limitato a rivolgere un appello generico alle forze politiche in favore della riforma elettorale. Ha indicato tempi, modi e procedure. Ed ha lasciato intendere che dopo aver assolto il compito di far svolgere i referendum, il governo di Giuliano Amato ha adesso la funzione di promuovere la riforma elettorale e gestire le successive elezioni. La strada di Ciampi è semplice. Il Capo dello Stato, citando ad esempio l'accordo raggiunto tra maggioranza ed opposizione per le elezioni nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni, ha fornito l'unica base concreta di confronto e di trattativa esistente oggi tra le diverse forze politiche. Il modello regionale, comunale e provinciale può tranquillamente diventare anche il modello elettorale nazionale. Basta predisporre una legge che preveda l'indicazione (o meglio) l'elezione diretta del premier, il premio di maggioranza, la rappresentanza proporzionale, lo sbarramento alla tedesca, il collegio uninominale e una adeguata norma antiribaltone. In questo modo il caleidoscopio di sistemi elettorali fino ad ora esistiti nel nostro paese sarebbe positivamente uniformato. E sarebbe possibile conseguire il doppio obbiettivo di garantire la stabilità dei governi e la rappresentatività delle forze politiche. La chiarezza di Ciampi sul modello elettorale da perseguire rappresenta l'unico e solo mandato rimasto al governo Amato. Il Presidente del Consiglio continua a ribadire che alla "neutralità" del governo sul referendum corrisponde automaticamente la "neutralità" delle conseguenze del referendum sul governo stesso. Ma al di là dei giochi di parole sa meglio di ogni altro che la sua malandata coalizione può continuare ad andare avanti solo si fa carico dell'impresa indicata da Ciampi di varare la riforma elettorale. Senza questo incarico, da realizzare con il coinvolgimento pieno dell'opposizione, il governo rischia di andare a casa alla prima votazione parlamentare. Di qui non solo l'automatica definizione del prossimo calendario d'impegni di Palazzo Chigi e del Parlamento ma anche l'altrettanto automatica definizione dei tempi entro cui l'operazione va realizzata e la legislatura va portata a termine. Il calendario prevede che all'intesa sulla legge elettorale si affianchi una intesa sull'anticipo della legge finanziaria. Ed i tempi stabiliscono che varata la riforma elettorale ed anticipata la legge finanziaria la legislatura si chiuda in autunno con le elezioni politiche generali.
C'è una sola incognita sul percorso indicato dal Presidente del Consiglio. E riguarda il ruolo del governo di Giuliano Amato. Può chiudere il cerchio della legge elettorale e dell'anticipo della finanziaria tenendo insieme i cocci della propria maggioranza e fornendo le precise garanzie di imparzialità all'opposizione? La risposta ad Amato. Se se la sente vada avanti fino ad ottobre. Oppure lasci il posto ad un governo tecnico-istituzionale.
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