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  Chi paga tra i due litiganti
26 maggio 2000

Non è affatto detto che tra i due litiganti sia sempre il terzo a godere. Alle volte capita l'esatto contrario. E che sul terzo estraneo ed innocente si scarichino tutti i problemi di entrambi i litiganti. Il caso della politica italiana è sicuramente una di queste singolari eccezioni. E' dal '94 che il bipolarismo istituzionalizzato dal sistema elettorale maggioritario ha favorito la formazione di due schieramenti alternativi, contrapposti e decisi a combattere fino allo strenuo pur di prevalere l'uno sull'altro. Nel '94 l'ha spuntata il centro destra e nel '96 il centro sinistra. Ma da allora ad oggi a fare le spese della conflittualità bipolare è stato il terzo innocente rappresentato dal paese e dal suo corpo sociale. Per mandare a picco il centro destra vincente la parte opposta, in perfetta sintonia con sindacati, settori della magistratura, le "grandi famiglie" industriali e gli allora massimi vertici delle istituzioni, diedero vita a mille trovate diverse. 

Dalle grandi manifestazioni di piazza contro la riforma delle pensioni agli avvisi di garanzia destabilizzanti che resero ingovernabile il paese e sfociarono in un "ribaltone" che produsse una vera e propria paralisi nella sviluppo del "sistema Italia". Sembrava che la vittoria del '96 del centro sinistra potesse mettere fine a questo disastro. Invece la conflittualità tra i due Poli si trasferì all'interno della maggioranza con esiti altrettanto
disastrosi. Un bilancio corretto degli ultimi quattro anni vede alla voce "attivo" solo l'ingresso nell'Europa (che ci sarebbe stato comunque ) e la partecipazione alla guerra nel Kosovo (che sarebbe avvenuta egualmente). Per il resto non una riforma è stata portata a termine se si esclude qualche privatizzazione effettuata ad uso e beneficio di pochi privilegiati. Ed, anzi, il paese è sempre più sprofondato in una gravissima depressione economica e produttiva. 

In qualche caso, come nei grandi impegni internazionali, l'opposizione ha supplito alle carenze ed alle discordie della maggioranza. Per il resto ha incalzato in continuazione il centro sinistra accentuandone le spaccature, le contraddizioni e la sostanziale incapacità di operare incisivamente alla guida dello Stato. Negli ultimi tempi il fenomeno è diventato addirittura parossistico.  Dopo le sconfitte nelle elezioni europee, in quelle regionali e nei referendum la maggioranza si è liquefatta come neve al sole. E l'opposizione non ha avuto alcuna difficoltà a trasformare la sua battaglia di logoramento in una continua e vittoriosa "guerra lampo". Ormai il governo non riesce a far passare alcun provvedimento in Parlamento. Al momento del voto la sua maggioranza si squaglia e l'opposizione ha facile gioco nel bocciare qualsiasi tipo di provvedimento.

Per quanto tempo ancora può andare avanti una situazione che rende sempre più lontana la possibilità di agganciare l'economia italiana alla ripresa internazionale in atto? L'ultima trovata per perpetuare il gioco dei due litiganti con il terzo che paga è quella della riforma della legge elettorale. Prima la nuova legge, si dice, e poi il voto. Ma per quanti mesi i partiti litigheranno per concordare (sempre che ci riescano) la nuova legge? E nel frattempo chi si dovrà sobbarcare il peso di un immobilismo totale ed assoluto che pone l'Italia ai margini della ripresa mondiale? Per impedire che ancora una volta a rimetterci tra i litiganti politici sia il comune cittadino c'è ormai una sola strada. Si voti prima possibile. Alla riforma si penserà dopo.