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  Fazio chiama Ciampi
1 giugno 2000

La relazione di Antonio Fazio è l’ultimo avviso. Il treno della ripresa economica internazionale sta passando. Se l’Italia lo perde è destinata a precipitare in una difficilissima e drammatica fase di regressione economica, politica e sociale. Ma è in grado il nostro paese di cogliere l’occasione indicata con tanta precisione dal Governatore della Banca d’Italia? Le potenzialità ci sono tutte. La società civile ed il sistema economico sono in grado di svolgere al meglio le loro funzioni prendendo al volo il convoglio della innovazione e della modernizzazione planetaria. Il problema, però, è la situazione politica. Nella loro rincorsa le diverse componenti del paese reale sono frenate ed ostacolate dal peso di quella parte della classe politica che costituisce la maggioranza di governo e che sembra esclusivamente preoccupata di perpetuare all’infinito il proprio potere. 

Il contrasto è fin troppo evidente. A Fazio che ribadisce i rischi per la crescita dell’inflazione e la necessità di intervenire al più presto sulla spesa pensionistica, corrisponde un governo che per la debolezza della propria coalizione non è in grado di far passare neppure il più misero provvedimento in Parlamento. Ed al Governatore della Banca d’Italia che richiama tutti alla gravità del momento ed all’esigenza di non perdere un istante di tempo nell’avvio dell’azione di ripresa, si contrappone lo scenario di una coalizione che si divide sulla marcia del gay, si lacera sugli assessorati di Bassolino, litiga sulla riforma elettorale e si trova unita solo nel pretendere di conservare le proprie posizioni di potere il più a lungo possibile. In questa situazione la sortita di Fazio non costituisce solo una sferzata a Giuliano Amato ed ai leader del centro sinistra. Rappresenta soprattutto un implicito invito al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ad intervenire personalmente per sbloccare una situazione che rischia di incancrenirsi in maniera irreversibile. 

Il capo dello Stato ha sollevato molto correttamente il problema della riforma elettorale. 
Ed, altrettanto correttamente, ha sollecitato le forze politiche ad avviare il necessario confronto parlamentare per portare a termine l’operazione. Ma ora, dopo l’ultimo segnale d’allarme del Governatore della Banca d’Italia deve fare qualcosa di più. Deve fissare un limite di tempo entro cui il confronto parlamentare deve esaurirsi. O con una intesa sulla riforma del sistema elettorale. O con la presa d’atto che la riforma è impossibile e va rinviata alla prossima legislatura. Ciampi, in altri termini, deve dare un segnale forte e chiaro che la questione della legge elettorale non può essere un pretesto per allungare la paralisi governativa fino alla primavera del prossimo anno. Il tempo che rimane al paese per rimettersi in corsa sta scadendo. E sprecarlo per consentire ai Ds di risolvere i loro problemi interni o per dare a Clemente Mastella la possibilità di prepararsi ad un nuovo giro di danza nella prossima legislatura, è fin troppo pericoloso. Ai limiti dell’irresponsabilità.