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  Un Fazio per modello
8 giugno 2000

Giuliano Amato dichiara che non ha alcuna intenzione di tirare a campare a Palazzo Chigi. E precisa che non ha alcuna intenzione di avviare un ciclo elettoralistico di facile e dissennata spesa pubblica. Ma le sue assicurazioni hanno come unico difetto quello di non assicurare un bel nulla. Per la semplice ragione che dal governo non ci si può accontentare di sapere ciò che non intende fare ma si pretende di conoscere ciò che vuole e può realizzare. Su questo punto il presidente del Consiglio tace. Ed il suo silenzio rende vano qualsiasi impegno a non tirare a campare ad a non sprecare le risorse pubbliche per fini elettoralistici. Non è difficile comprendere le ragioni del singolare atteggiamento di Giuliano Amato. Le divisioni e le lacerazioni nella maggioranza sono talmente marcate ed evidenti che il presidente del Consiglio può solo annunciare le azioni che il governo non ha alcuna intenzione di compiere. Sul resto, cioè sull’attuazione degli impegni programmatici, non è in grado di proferire neppure mezza parola. Qualunque progetto esponga, dal più impegnativo al meno qualificante, rischia di provocare reazioni e contraccolpi devastanti all’interno della coalizione. 

Questo bizzarro obbligo di Amato a restare rigorosamente muto quando si tratta di parlare dell’attività in positivo del governo è diventata più evidente proprio in questi giorni. Le tormentate vicende campane della giunta Bassolino indicano che la frattura tra centristi e Ds si sta aggravando progressivamente. E non può restare priva di conseguenze a livello politico nazionale. In più la spaccatura in atto a Botteghe Oscure tra la maggioranza dalemian-veltroniana e la sinistra rende sempre più aleatorio e precario il sostegno del principale partito della coalizione. E’ vero che il ministro del Lavoro Cesare Salvi ha precisato di non avere alcuna intenzione di rinunciare al proprio incarico ministeriale e di mettere in difficoltà il governo. Ma è ancora più vero che la richiesta di lasciare il governo gli è venuta dal presidente dei senatori Ds Gavino Angius, uno degli esponenti di punta del partito. E nel formularla Angius non è parso minimamente preoccupato delle possibili ripercussioni che le eventuali dimissioni di Salvi provocherebbero sulla coalizione. 

Per Amato, dunque, il silenzio e la totale inattività diventano l’unica strada praticabile per rimanere a Palazzo Chigi fino alla scadenza della legislatura. Consapevole di essere condannato a rimanere muto e paralizzato il presidente del Consiglio cerca di sfogarsi buttandola sull’umorismo e l’ironia. Si burla dei giocatori della Nazionale, gioca con i corrispondenti dall’estero, si diverte a citare film e proverbi. Per definire la condizione politica e lo stato d’animo in cui si trova si è paragonato al “The Truman show”. In realtà sembra intenzionato a giocare la parte del bravo presentatore di un programma che potrebbe tranquillamente chiamarsi “quelli che a Palazzo Chigi”. Amato, in sostanza, è costretto a sbagliare modello. Dovrebbe realizzare le indicazioni di Antonio Fazio. Ed invece, a causa di una maggioranza inesistente, deve imitare Fabio Fazio. Ma il paese è in grado di reggere otto mesi di inutile e fasullo “fazzismo”?