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Il cerino
di Veltroni 9 giugno 2000 Gli hanno chiesto di fare qualcosa di sinistra. E lui lo ha subito fatto. Dopo l’attacco subito alla direzione del partito da Cesare Salvi e dall’ala dei nostalgici del Pci, Walter Veltroni ha immediatamente messo la vela al nuovo vento. Il colpo di mano al Senato sulla legge per la fecondazione assistita è stato il segnale del cambiamento. E da adesso in poi, come ha lasciato intendere lo stesso segretario dei Ds nell’articolo prontamente scritto per “La Repubblica”, non mancheranno le occasioni in cui il principale partito della sinistra si ricorderà tale anche a dispetto degli alleati popolari e cattolici mastelliani. Il segnale dato da Veltroni è duplice. Per un verso indica che i Ds hanno deciso di reagire alle ultime sconfitte avviando per tempo una campagna elettorale che sarà condotta all’insegna del ricompattamento dell’area di sinistra e con il dichiarato obbiettivo di fare piazza pulita delle formazioni cattoliche del centro sinistra considerate ormai fuori della loro orbita egemonica. Per l’altro verso, invece, rivela che l’attuale gruppo dirigente della Quercia non crede più alla possibilità di arrivare alla scadenza naturale della legislatura ed ha dato il via al solito gioco del cerino per fare in modo che la responsabilità delle elezioni anticipate ricada direttamente ed esclusivamente sulle spalle degli infidi alleati centristi. Veltroni, naturalmente, non si aspetta che Clemente Mastella ed i popolari decisi a recuperare la propria autonomia dai Ds aprano la crisi di governo sulla vicenda della procreazione assistita. Sa bene che i centristi del centro sinistra vedono come il fumo negli occhi l’ipotesi del voto anticipato. Per molti di loro vuol dire l’uscita dal Parlamento ed il definitivo ritorno a casa. Inoltre è consapevole che i tempi non sono ancora maturi per consentire ai cattolici del centro sinistra un contro ribaltone ed un passaggio di campo verso il centro destra. La sua, però, è una calcolata provocazione. Diretta o a lasciare gli alleati centristi con le mani bruciate dal cerino delle elezioni anticipate. Oppure a recuperare il rapporto tra i Ds ed il proprio elettorato di sinistra scaricandone il pesante prezzo sugli stessi alleati centristi. Se i Mastella ed i Castagnetti abboccano si vota in tempi brevi. Ed i Ds possono puntare non a battere il centro destra ma a riconquistare il ruolo di forza egemone dell’opposizione. Se invece dovessero resistere alla provocazione i Ds hanno tutto il tempo necessario per tornare a “fare cose di sinistra” sulla pelle degli italiani e delle altre forze dello schieramento progressista. La trovata di Veltroni è ben studiata. E dovrebbe consentire al segretario di riprendere saldamente in mano le redini del partito. Il suo successo, però, dipende dall’incognita rappresentata dalla possibile reazione di Giuliano Amato. Il presidente del Consiglio sa bene di rischiare grosso. La sinistra decisa a riscoprire se stessa in vista delle elezioni ed il centro orientato a fare altrettanto minacciano di farlo diventare il classico vaso di coccio tra quelli di ferro. Nei giorni scorsi ha annunciato di non voler tirare a campare. Adesso può accettare di venire stritolato?
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