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Il liberale
di via Solferino 13 giugno 2000 Piero Ostellino è un liberale di via Solferino. Cioè un liberale di una razza del tutto speciale ed ormai in via d’estinzione. Quella di chi evita con un certo disgusto aristocratico di confrontare le proprie convinzioni con la realtà e preferisce misurarsi solo con se stesso e con qualche altro illuminato nelle stesse condizioni di isolamento dorato. Dall’alto di questa condizione di “panda” protetto ha ripetuto ancora una volta sul “Corriere della Sera” la favola dell’Italia del “familismo amorale” che privilegia la logica dell’appartenenza a quella del merito e che, nelle sue due versioni contrapposte di destra e di sinistra, continua ad essere sostanzialmente formata da fascisti inconsapevoli. La favola è suggestiva. Evoca la tradizione dei Guelfi e dei Ghibellini, ricorda la spaccatura tra fascisti e antifascisti, trasforma gli italiani in eterni Peppone e don Camillo. E, soprattutto, consente a chi la ripete di guardare dall’alto in basso le due Italie cialtrone, faziose e mafiose che si combattono con antica ferocia promettendosi reciprocamente di “non fare prigionieri” nel caso di una loro vittoria elettorale. Ma se il liberale di via Solferino uscisse per un attimo dalla sua gabbia protetta e confrontasse le proprie convinzioni con i fatti avrebbe una singolare sorpresa. La favola è, appunto, una favola. E’ vero che il familismo amorale dilaga, che la logica dell’appartenenza vince regolarmente su quella del merito, che i fascisti inconsapevoli abbondano. Ma è ancora più vero che il fenomeno riguarda una sola parte. Quella che detiene il potere ormai da alcuni decenni e che, per formazione culturale, scelta ideologica e necessità politica, lo considera un patrimonio che non può e non deve essere condiviso con nessuno. E’ vero, in passato qualche esponente del centro destra ha minacciato di “non voler fare prigionieri”. Ma queste minacce non solo non hanno mai avuto alcun seguito ma sono state addirittura sconfessate da una politica di sostanziale apertura e cooptazione degli avversari più o meno convertiti. Se Ostellino, che oltre ad essere un grande liberale aristocratico è anche un giornalista di vaglia, guardasse dall’alto del proprio scranno ideale alla realtà del mondo dell’informazione, a lui più vicino, non avrebbe alcuna difficoltà a scoprirlo. Nei pochi mesi del governo Berlusconi del ‘94 la tanto minacciata epurazione produsse solo qualche cambiamento formale che non intaccò minimamente la rigida egemonia della sinistra sull’informazione nazionale. Il successivo “ribaltone”, comunque, fece piazza pulita delle pochissime anomalie prodotte dal governo di centro destra. E da quel momento ad oggi l’egemonia si trasformò in occupazione piena, assoluta, minuziosa e particolareggiata di ogni posto, dal più importante al più marginale del sistema informativo italiano. Biagio Agnes, che di sicuro non può essere spacciato per filoberlusconiano, ha denunciato la totale occupazione della Rai da parte della sinistra. E lo stesso vale per la stessa Mediaset e per tutti i grandi giornali d’informazione del paese dove i pochissimi non asserviti al potere egemonico ed invasivo della sinistra sono stati trasformati in “panda”? E cioè in eccezioni da proteggere e da esibire in nome di un falso pluralismo con cui meglio omologare e normalizzare l’informazione. In questi anni, in sostanza, non sono stati fatti prigionieri. Qualche isolato fortunato è stato “pandizzato”. Gli altri non allineati e dissidenti sono stati marginalizzati e cancellati. Altro che tutti fascisti inconsapevoli, tutti amorali e tutti mafiosi ! La situazione è fin troppo chiara e non si presta ad equivoci. E’ la sinistra che è zeppa di fascisti, familisti e mafiosi. E, quel che è peggio, si sta preparando a fornire il peggio di se stessa producendo una massa tumultuosa ed informe di trasformisti pronti a saltare al volo su carro del prossimo vincitore. Al peggio non c’è mai fine. Il che non spaventa e non stupisce chi è stato penalizzato. Male che vada continuerà ad esserlo. Ma dovrebbe mettere in allarme i cosiddetti ”panda”. Se scatta l’onda trasformista non ci sarà più bisogno di esibire le specie protette per dare prova di pluralismo. Saranno gli stessi trasformisti di sinistra a testimoniare il pluralismo del centro destra continuando a conservare i privilegi di cui hanno goduto fino ad ora. E’ probabile che queste argomentazioni non raggiungano Ostellino. In caso contrario sarebbe opportuno che il liberale di via Solferino, insieme agli altri pochi “panda” del Corriere riflettano sul prossimo futuro. Non per convertirsi alla logica del non fare prigionieri. Ma per convincersi a contribuire a mettere un freno al trasformismo rivendicando il diritto a ribadire le differenze culturali.
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