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Ma l’esercito
è della Quercia? 15 giugno 2000 La sinistra inneggia all’approvazione della legge sull’abolizione della leva. E canta vittoria come se fosse il frutto di un impegno personale nato da una lunga tradizione di battaglie per l’esercito professionale. Ma dimentica di riconoscere che il provvedimento è stato votato anche dal centro destra. Nasconde la circostanza che senza questo voto il centro sinistra difficilmente sarebbe riuscito a far approvare il provvedimento. E, soprattutto, nasconde il fatto che la tradizione della sinistra italiana, dal Risorgimento in poi e per tutte le difficili fasi storiche dell’intero novecento, la sinistra italiana si è sempre battuta in difesa dell’esercito di popolo ed ha pesantemente combattuto i progetti di esercito professionale. Quando Fabio Mussi e Pietro Folena tentano di appropriarsi del merito della nuova legge, quindi, compiono un doppio errore. Non solo realizzano una operazione di strumentalizzazione talmente smaccata da risultare controproducente. Ma soprattutto offendono e cancellano una delle tradizioni più radicate nell’opinione pubblica italiana di sinistra. I due dirigenti dei Ds, naturalmente, non sono così sciocchi da non sapere che il loro comportamento comporta dei costi salati rispetto al proprio elettorato. Ma sono convinti che la perdita di fiducia dei vecchi militanti è destinata ad essere ampiamente ripagata dalla conquista da parte dei Ds dell’egemonia nelle Forze Armate. Questo atteggiamento non è la conseguenza di una pensata estemporanea e contingente di due sprovveduti esponenti della Quercia. E’ la logica conseguenza dell’intensa azione di penetrazione svolta dai dirigenti diessini in anni ed anni di meticoloso lavoro all’interno delle Forze Armate. Ed, in particolare, ai gradi più elevati delle diverse Armi. Questa lavoro, che naturalmente ha riguardato anche gli apparati di sicurezza e le Forze dell’Ordine, parte da lontano. Quanto meno, come potrebbe testimoniare Francesco Cossiga, dai tempi della solidarietà nazionale. Ed ha prodotto una singolare inversione della collocazione delle Forze Armate nell’immaginario collettivo del paese. Una volta, grazie soprattutto alle storiche campagne antimilitariste della sinistra, si dava per scontato che le Forze Armate fossero naturalmente di destra. Adesso si da altrettanto per scontato che siano completamente ed irreversibilmente controllate ed egemonizzate dalla sinistra. In questa luce la ragione per cui Folena e Mussi abbiano messo il cappello sull’approvazione della legge per l’abolizione della leva diventa facilmente comprensibile. I dirigenti diessini sono convinti che la legge chiude il cerchio della loro azione di occupazione. E danno per scontato che il prossimo esercito di professionisti sarà guidato, come la Rai e come tutte le altre grandi strutture pubbliche e parapubbliche del paese, da professionisti rigorosamente di sinistra. Qualcuno si preoccupa di questa singolare circostanza. Ed, in effetti, l’idea di un esercito professionale nelle mani del Chicco Testa o del Pierluigi Celli di turno ed in divisa, non può non inquietare. Anche perché l’esperienza del passato insegna che alla sinistra di estrazione comunista vengono spesso tentazioni golpiste quando il voto democratico la spinge fuori dell’area del potere. Anche se legittimi, però, i timori non vanno esagerati. Le nostre Forze Armate hanno una tradizione bizzarra. Non credono e, possibilmente, non combattono. In compenso obbediscono. E si adeguano istantaneamente al governo di turno. In nome della lealtà istituzionale e delle carriere.
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